SANT’ANNA CREA BIO BOTTLE, LA BOTTIGLIA ECO-SOSTENIBILE

Ho appreso dai giornali che l’azienda dell’acqua Sant’Anna ha ideato la Bio Bottle, la bottiglia che sparisce in soli 80 giorni, tempo necessario e minimo se smaltita negli appositi siti di compostaggio industriale.

Come mai? Perché la Bio Bottle è totalmente biodegradabile.

Realizzata con plastica vegetale Ingeo e non più con petrolio, è questa la prima bottiglia eco-sostenibile al 100% (la troviamo sia nel formato 0,5, 1 e 1,5 l).

Bio Bottle si conserva come le bottiglie di plastica tradizionale ma si biodegrada completamente in 80 giorni negli appositi siti di compostaggio.

Altra differenza con le plastiche più comuni: è riciclabile chimicamente. Una Bio Bottle nuova, infatti, nasce da una Bio Bottle usata, senza usare petrolio e senza inquinare l’atmosfera.

Ben 650 milioni di bottiglie Bio Bottle permettono un risparmio di 176.800 barili di petrolio con cui riscaldare per un mese una città di 520.000 abitanti.

La descrizione della Bio Bottle che la Sant’Anna fa mi sembra molto convincente e io gli do fiducia. Mi sento pronta per accogliere questa bottiglia, amica dell’ambiente, a casa mia (anche perché comunque quest’acqua è molto buona). Mi rimane comunque un dubbio…chissà quanto viene a costare un cesto di acqua Bio Bottle.

Spero davvero che il prezzo non mi deluda…

PS. Quando volete buttare la Bio Bottle mettetela semplicemente nel contenitore della raccolta differenziata della plastica: sarà poi compito degli enti preposti avviarla agli impianti di compostaggio industriale.

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7 pensieri su “SANT’ANNA CREA BIO BOTTLE, LA BOTTIGLIA ECO-SOSTENIBILE

  1. Sono contenta io vado spesso a Sant’Anna di Vinadio e credetemi che è un acqua pulitissima che viene da un luogo incontaminato!

  2. Plastica biodegradabile: dal mercato di nicchia a quello di massa, il passo è breve.

    Il progresso industriale ed economico del nostro pianeta deve avere obiettivi riscontri di sostenibilità e senza pregiudizio per l’ambiente. In questa direzione, senza affermare niente di nuovo, l’industria plastica nel suo complesso – quella petrolchimica, i costruttori di macchinari per la trasformazione e gli stessi utilizzatori – si è impegnata (anche e soprattutto, forse, economicamente) negli ultimi anni per studiare formule e processi di sempre minor ridotto impatto ambientale. Gli studi sul campo, l’eco-bilancio ecc. sono entrati a pieno titolo nelle logiche aziendali del settore
    La lavorazione della plastica, dal canto suo, genera emissioni in atmosfera inferiori del 70%, così come il rilascio di acque reflue è inferiore del 96%. Per quanto riguarda l’alternativa dei polimeri biodegradabili non c’è convinzione o predisposizione da parte dell’industria, senza considerare che la relativa produzione e impiego ha degli svantaggi che superano i benefici; l’allusione riguarda soprattutto la contaminazione delle altre materie plastiche presenti nei flussi postconsumo da inviare al riciclaggio e, conseguentemente, i problemi che ricadrebbero sul relativo comparto industriale.
    Grazie alle leggi e ai regolamenti sull’ambiente, oltre che alle richieste dei consumatori di prodotti ecocompatibili, incominciano a diffondersi sul mercato i polimeri biodegradabili. Gli attuali polimeri biodegradabili sono progettati o per degradare biologicamente o per fotodegradare o per degradare chimicamente, a seconda del tipo di ambiente che incontrano dopo l’uso. Idealmente, i percorsi di degradazione dovrebbero sfociare nella bio-conversione del polimero in biossido di carbonio (aerobica) o di biossido di carbonio / metano (anaerobica) e in biomassa. Tuttavia, la totale biodegradabilità può verificarsi solo quando questi materiali sono smaltiti correttamente in un sito di compostaggio (lavorando a temperature di 60-70°C). Le bioplastiche,inoltre, alimentano l’attuale crisi alimentare perché la loro coltivazione sottrae terreni prima destinati alle colture per il consumo umano e pertanto contribuiscono alla crisi globale dei prezzi alimentari.
    La ECM BioFilms Inc è stata fondata nel 1998 per sviluppare e mettere su mercato una nuova tecnologia, che consente ai produttori di manufatti in plastica di offrire prodotti biodegradabili a prezzi davvero competitivi pur avendo le stesse proprietà meccaniche delle plastiche non-degradabili. Questa tecnologia si basa su un additivo che, combinato ad una percentuale minima dell’1% alle resine plastiche tradizionali, rende il prodotto finale completamente biodegradabile pur mantenendo le proprie caratteristiche.
    La tecnologia riguarda un additivo che, combinato in piccole quantità con una qualsiasi resina plastica, rende i prodotti biodegradabili pur mantenendo intatte le proprie caratteristiche meccaniche. Questo additivo è venduto come ECM MasterBatch Pellet, distribuito in esclusiva da ITALCOM.
    La Società ha sviluppato questa tecnologia in modo che la maggior parte dei produttori di manufatti in plastica possono utilizzare tranquillamente l’additivo senza dover modificare i loro attuali metodi di produzione. I prodotti plastici ottenuti presentano le stesse proprietà meccaniche e durata , ma hanno il vantaggio che quando vengono buttati, grazie ai microrganismi, sono in grado di essere metabolizzati in biomassa. Il processo di biodegradazione può avvenire sia in fase aerobica che anaerobica ( per esempio discarica o interramento). La tecnologia della Società si differenzia notevolmente dalle altre tecnologie emergenti nel mercato che rendono le ” plastiche degradabili”, in quanto non tenta di sostituire la formula chimica delle popolari resine plastiche. Il processo della ECM utilizza più composti bio-attivi brevettati, che vengono combinati nel MasterBatch Pellet, che può essere facilmente aggiunto alle resine plastiche utilizzando le tecnologie esistenti. Il processo di biodegradazione inizia con un agente brevettato che, se combinato con calore e umidità, espande la struttura molecolare delle plastiche. In seguito l’agente crea uno spazio all’interno della struttura molecolare della plastica e la combinazione del MasterBatch con i composti bio-attivi attivano una colonia di microrganismi che metabolizzano e neutralizzano la plastica. I più rinomati laboratori di prova sono stati impegnati dalla ECM per stabilire autonomamente la biodegradabilità di film di plastica della ECM Biofilms inc.

  3. ma possibile che nessuno si ponga delle domande che vadano a fondo del problema?
    1- Oggi c’è la tecnologia per riciclare le bottiglie in PET, ma MANCANO le bottiglie? la ragione? non si fa abbastanza raccolta differenziata.
    2- Bio plastica. Ma ci si domanda da dove viene? dal mais. Ma non è meglio usare quel mais per dare da mangiare alla gente che muore di fame?
    Insomma.. c’è davvero bisogno di fare delle bottiglie così comode da buttare via mentre la gente muore di fame?
    Non è meglio farne una di plastica e poi riciclarla fino all’infinito? Perchè vogliamo premiare i maleducati?

  4. Lula, la bioplastica usata da Sant’Anna non deriva dal mais (sarebbe troppo costosa), ma dalle biomasse (tipicamente scarti vegetali industriali, ma anche l’umido domestico… insomma, ciò che normalmente va in compostaggio) dalle quali si ricavano gli zuccheri che servono per creare tale tipo di plastica.

    Qui si dimentica poi di mettere in rilievo un grosso vantaggio di tali tipi di plastiche: la qualità di conservazione del liquido che conterranno. La bioplastica di Sant’Anna non emette alcun tipo di idrocarburo quando viene esposta al sole… ci guadagniamo tutti in
    salute!

    Le tecnologie avanzano…

    Ciao,
    Michele

  5. Cosa dicevi a proposito del mais?

    ” Infatti la “Bio Bottle” reclamizzata deriva da amido di mais, che dà vita a un polimero denominato PLA.”

    http://www.iap.it/it/giuri/2008/s0862008.htm

    Se tecnologi avanzano non vuol dire per forza che siano da utilizzare…
    Se venisse prodotta davvero da avanzi sarebbe bello, mah…, c’è comunque da dire che gli avanzi diventano compost che non è un RIFIUTO ma una RISORSA. Ci si dimentica troppo spesso che con la plastica non si mangia e ce lo ricorderemo quando sarà tardi.

    Ne parlo approfonditamente sul mio blog:
    http://www.up-comunicazione.com/pensierilaterali/2009/05/29/sant’anna-crea-bio-bottle-un-analisi-del-caso/?preview=true&preview_id=74&preview_nonce=71f2ff10d9

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