Altromercato, Marina Spadafora e gli artigiani del sud del mondo

Moda solidale ed equo-sostenibile? Oggi se ne parla sempre di più…e meno male! Tempo fa ho scritto un articolo sulla linea in cotone biologico “Vesto Solidal” della stilista Katharine Hamnett, in collaborazione con Fairtrade, per la Coop. Una linea comoda, originale, economicamente accessibile e soprattutto “salutare”. Con soddisfazione ne parlo bene dopo averne acquistato alcuni capi.

Oggi, invece, vi segnalo la collezione equosolidale appena lanciata da Altromercato, una delle principali organizzazioni di commercio equo e solidale in Italia (che vuol dire tutela e paga giusta ai lavoratori, niente sfruttamento minorile, garanzia nel tempo di commesse sicure ai suoi fornitori, prezzi giusti a chi produce e trasparenza al consumatore), disegnata dalla stilista e docente di fashion design Marina Spadafora e realizzata da alcuni artigiani del sud del mondo. Si tratta di capi e accessori concepiti nel segno dell’etica e della sostenibilità, creati con fibre naturali e green-oriented.

“Estetica ed etica non sono in conflitto. La strada della sostenibilità non è più un’opzione ma una necessità. Possiamo scegliere il modo e il mondo in cui vogliamo vivere. Responsabile è bello. Questa è la strada da percorrere”.
La Spadafora ha viaggiato molto per capire con chi e come produrre ed ecco che con Altromercato ha avviato il progetto in larga scala Auteurs du Monde. Questa collezione è lavorata con materiali biologici e certificati Fairtrade: “ogni capo ha una sua storia, identità ed è rifinito a mano da artigiani provenienti dal sud del mondo, molto spesso donne, che abitano nei villaggi asiatici, in America Latina ed Africa. Sono storie da indossare, ogni abito è una lettera da recapitare a chi l’acquista”.

“Attraverso la moda le persone manifestano il proprio stile di vita: il vestito, l’accessorio sono chiare scelte di identità per coloro che vogliono esprimere i valori di rispetto dei diritti umani, della giustizia sociale, della difesa dell’ambiente. La moda con il suo business troppo spesso è teatro di sfruttamento, diritti violati, pratiche insostenibili dal punto di vista sociale e ambientale. Il commercio equo e solidale è un’alternativa, concreta e reale. Infatti, Altromercato si propone di realizzare una moda diversa, “altra”, originale e solidale”.

La collezione “Auteurs du Monde” è composta dai Kurta,  tuniche provenienti da India, Bangladesh e Sri Lanka in cotone mul mul stampato con la tecnica dello screen printing, giacche e gonne-pantalone in khadi cotton, tradizionale tessuto indiano, pantaloni e shorts in puro lino realizzati  in Vietnam, t-shirt, top e giacche felpate in cotone biologico. Abiti in raw silk confezionati dalle mani delle sarte di Mumbai e gonne in seta tinta a mano da artigiani di Hanoi seguendo il metodo deep dye. Infine, maglieria realizzata in cotone e in fibra di banano, un materiale dalle qualità termo-regolatrici lavorato dagli artigiani nepalesi. I colori prevalenti sono quelli della terra: dalle diverse tonalità di verde, all’ocra, ai bruciati. Ogni pezzo è unico proprio perché diverso per stampa e colori.

Dove trovare questa collezione? Altromercato ha già iniziato ad aprire alcune “botteghe-boutique” in diverse città italiane, tra cui Trento, Torino, Milano e Roma ma proseguirà con altre 15 città. Inoltre, inserirà dei corner “Auters du Monde” all’interno di un centinaio di Botteghe Altromercato. Io incrocio le dita sperando di trovarla in qualche bottega della mia città!

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2 thoughts on “Altromercato, Marina Spadafora e gli artigiani del sud del mondo

  1. Ciao Elena,ho scoperto il tuo sito da poco e ora sto leggendo i tanti post interessanti,complimenti!!Volevo chiederti dove hai acquistato i capi della linea Coop Solidal,li stavo cercando anche io..ma non so dove trovarli..
    Sara

  2. Ciao Sara! Mi fa molto piacere ;) Commenti così stimolano a scrivere ancora di più! Ti ringrazio! Spero davvero di diffondere notizie interessanti! I vestiti Coop solidal io li acquisto presso l’ipercoop della mia città, Savona. Potrebbero non averli i punti vendita più piccoli (credo per questioni di spazio e quantità di clientela). Tu di dove sei? L’unica è provare recandosi direttamente in questi supermercati perché sul sito non viene indicato dove trovarli nello specifico.

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