Gluten Free Day: conoscere è il primo passo, assaggiare il secondo

L’8 dicembre 2013 si svolgerà a Roma una bellissima iniziativa, il Gluten Free Day, la prima giornata dedicata all’alimentazione senza glutine, evento organizzato dal Lanificio Factory, in collaborazione con SuLLeali Comunicazione Responsabile, Lanificio Cucina e con il patrocinio dall’AIC (Associazione Italiana Celiachia).

Tale giornata, ad ingresso gratuito e per tutta la famiglia (anche per chi non è celiaco), prevede molte attività interessanti: il convegno “GLUTEN FREE WAY: la celiachia oggi e le nuove sfide di AIC”, laboratori di cucina, uno spettacolo teatrale, consulenze di uno psicologo e di una dietista, test degustativi, presentazioni di libri, animazioni, aree espositive delle aziende del settore e uno spettacolare show-cooking con Andy Luotto.

Come si può leggere sul comunicato stampa dell’evento, “anche se non è una moda alimentare nè una dieta dimagrante – e non deve essere presa per tale – la celiachia è diffusa come una moda. Una patologia che impedisce di mangiare tutto ciò che contiene glutine, e quindi in primis pane e pasta, ma non solo: il glutine, proteina collante contenuta nel grano, si trova negli alimenti più impensati, anche nella birra tradizionale o nelle ostie per la Comunione. Ed ecco che per i celiaci una alimentazione “speciale” diventa un obbligo, che evita malattie secondarie anche molto gravi perchè il glutine distrugge i loro villi intestinali. Trent’anni fa mangiare senza glutine era un’impresa: pochissimi alimenti disponibili, nessuna formazione del personale nei ristoranti, e così il celiaco si trovava ad essere molto limitato anche nella vita sociale. Poi è nata l’AIC, una federazione con sedi in tutta l’Italia, che porta avanti da allora una azione di lobbying a livello nazionale ed internazionale, nonchè di informazione e sensibilizzazione rivolta alle Istituzioni, ai medici, ai ristoratori, ai diagnosticati (circa 100.000) e a tutta la popolazione, all’interno della quale almeno altri 500.000 sono celiaci senza saperlo. Allo stesso tempo, grazie ai controlli e alla formazione che fa l’AIC – e forse anche perchè pane, pasta e pizza sono alimenti base della cucina italiana – le aziende ed i locali di ristorazione si sono attivati sempre più per rincorrere le diagnosi in crescita”.

Per ulteriori informazioni consultate la pagina Facebook di Gluten Free Day.

Cosmetici e integratori erboristici: come riconoscere i prodotti naturali sicuri

Oggi su Madreterra trovano spazio gli utili consigli di chi se ne intende di prodotti erboristici e salute: Enrico Nunziati di Rodiola – Rimedi Naturali ci spiega come acquistare un sicuro cosmetico e integratore naturale avendo le nozioni adeguate.

In questo post cercheremo di individuare alcune informazioni fondamentali, anche esaminando la normativa che disciplina il settore salutistico nel nostro Paese, che ci indirizzeranno verso prodotti naturali e venditori sicuri.

Cosmetici:

Produzione, vendita e confezionamento dei cosmetici sono disciplinati da direttive dell’Unione Europea, recepite anche dal nostro ordinamento. La produzione avviene unicamente con l’impiego di sostanze ammesse dal nostro ministero e da laboratori che abbiano i requisiti necessari per la produzione di tali prodotti. Ogni laboratorio ha degli obblighi burocratici, come ad esempio la redazione di dossier tossicologici per ogni singolo prodotto immesso in commercio, che servono a certificare la sicurezza di impiego del prodotto commercializzato.

Sulla confezione dei cosmetici devono essere riportate alcune informazioni obbligatorie relative alla sicurezza d’uso. Tra le più importanti vi sono il PAO (Period After Opening) e l’INCI (International Nomeclature Cosmetic Ingredient).

Il PAO indica quanto il prodotto si conservi dopo la prima apertura. Il simbolo è un vasetto aperto con all’interno un numero (generalmente 6, 12, o 18) che indica, in mesi, la durata del prodotto dopo l’apertura. Ciò non sta comunque ad indicare la scadenza del prodotto integro e correttamente conservato che è normalmente superiore. Se il prodotto ha una validità inferiore a 30 mesi deve essere riportata la data di scadenza.

L’INCI è l’elenco dei nomi scientifici (Ingredienti) delle sostanze presenti nel prodotto, in ordine decrescente in base alla quantità utilizzata, che ci indica anche quali prodotti non naturali sono stati impiegati o se all’interno del prodotto, ad esempio, vi è traccia di sostanze alle quali potremmo essere allergici.

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I frutti della terra: raccolta delle olive e di ricordi

Sono fortunata.

Grazie ai miei nonni, contadini e gente semplice, mio padre ha imparato a lavorare la terra e ad amarla così tanto da prendersene cura ogni giorno, nonostante un lavoro e mille impegni. Spesso non me ne rendo conto di quanto sono fortunata, alla bella infanzia che ho avuto, in mezzo ai campi, in mezzo alle piante e alla natura, alla vita “agiata” che conduco, nonostante tutto.

Scoppierete a ridere ma sono cresciuta fino all’età di 13 anni con il latte di capra (scoprendo solo dopo quello di mucca), sbucciandomi le ginocchia sulla terra, giocando su un’altalena attaccata ad un albero (anche se poco “sicura”, non sapete che ribaltoni ;)), mangiando e facendo vere e proprie indigestioni di frutta direttamente dall’albero (le ciliegie sono state la mia “droga”).

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Gli Eco-blogger si raccontano: Riccardo Astolfi e la “Comunità del Cibo Pasta Madre”

Oggi ho l’onore di presentarvi il primo eco-blogger di febbraio (oltre ad essere anche il primo uomo intervistato qui su Madreterra): Riccardo Astolfi, bolognese di nascita ma residente a Casalecchio di Reno, ingegnere, neo-papà e fondatore della Comunità del Cibo Pasta Madre, blog di cui parleremo a breve.

Comunità del Cibo Pasta Madre, intervista a Riccardo AstolfiDi lui si dice che

La passione per il cibo ha preso il sopravvento e ora occupa ogni singola briciola del suo tempo, sia per lavoro che per passione. Si occupa di cibo biologico (lo compra, per la precisione) e nel tempo perso scrive articoli per diverse riviste del settore oltre a collaborare (a tempo ancora più perso) con Slow Food. Fa pane con pasta madre almeno una volta alla settimana.

Se non sai cos’è la pasta madre, prima di andare avanti nella lettura dell’intervista a Riccardo, ti rimando al mio post “Pasta Madre: panificazione naturale, filosofia del dono e del gruppo”. Per tutti gli altri ;) ecco cosa ha risposto:

Quando e cosa ti ha spinto ad aprire un sito “eco-friendly”?

La Comunità del Cibo Pasta Madre ha seguito un percorso inverso rispetto a parecchi blog “eco-friendly” esistenti.
La nostra realtà è nata sul territorio (quello di Bologna e dintorni) organizzando corsi e eventi di approfondimento sul pane e sulla filiera del cereale in generale. Poi ho pensato che era importante comunicare le nostre idee e i nostri sogni anche all’esterno, a chi abita fuori Bologna e lontano dall’Italia…e così il blog: una finestra per ricette, idee, consigli, suggerimenti per tutti coloro che amano la pasta madre o si avvicinano ad essa per la prima volta.

Perché il titolo “Comunità del Cibo Pasta Madre”?

Inizialmente era solo “Pasta Madre”. “Pasta Madre” è una parola (si, una parola, tutto intero, PastaMadre) che ritorna spesso nella mia vita, piena di immagini. La vita, la nascita, l’essere genitori, l’essere figli, il dono, il crescere, il lievitare assieme. E potrei continuare: è davvero simbolica.
Il prefisso “Comunità del Cibo” è venuto dopo, quando lo scorso anno siamo stati invitati all’evento organizzato da Slow Food Terra Madre, dove si incontrano ogni due anni a Torino i rappresentati di tutte le comunità di produttori, agricoltori, consumatori che si impegnano quotidianamente per un cibo “buono, pulito e giusto”.

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PlantBottle, la bottiglietta “eco-friendly” firmata Coca-Cola

La Coca-Cola Company, discutibile (per quanto riguarda le dubbie condizioni di trattamento rivolte ai suoi lavoratori e le accuse di violazione dei diritti umani) azienda produttrice di una delle bibite più amate e bevute al mondo, ha consolidato nel 2011 una partnership con alcune società che si occupano di biotecnologia al fine di accelerare la produzione di una bottiglietta “sostenibile”, concepita nel 2009 e realizzata in parte con un materiale plastico di origine vegetale (canna da zucchero e melassa) e in parte da PET riciclato, con cui distribuire e conservare i suoi prodotti. Il nome di questo contenitore eco-friendly è PlantBottle e viene già, ad oggi, impiegato in circa 20 paesi nel mondo, tra cui la Francia e l’Italia. La multinazionale americana, però, è intenzionata a convertire tutti gli imballaggi al nuovo formato bioPET, completamente riciclabile, entro il 2020.

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