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Archivio per la categoria ‘Eco-consigli’

Da qualche mese mi sono trasferita provvisoriamente per lavoro e nell’appartamento in cui ho “traslocato”, pur essendo completamente ammobiliato, non c’è la lavatrice, il forno e, inizialmente, per quasi due mesi ero anche senza televisore. Purtroppo per un certo periodo ho dovuto fare a meno anche del computer (probabilmente avrete notato la mia lunga assenza dal blog).

Ora, dopo 4 mesi, devo dire di essere pienamente sopravvissuta alla mancanza di questi elettrodomestici. Se ripenso al fatto che in passato tutte queste comodità non esistevano mi sento davvero ridicola, ma l’abitudine gioca brutti scherzi, ci fa credere che non possiamo fare a meno di tutto ciò. Eppure, anche se sono molto felice di riavere il PC, mi sono accorta che posso fare a meno della lavatrice senza farne una tragedia. Sarò pazza ma fare il bucato a mano non è poi così malvagio (ma sottolineo che devo pensare solo al mio di bucato e non a quello di un’intera famiglia!). E’ necessario avere solo un pò di tempo e tanto olio di gomito. In più, se penso all’energia elettrica risparmiata e all’azione ecologica messa in atto, mi sento ancor più motivata e meno nostalgica dell’assenza di questo elettrodomestico.

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Approfitto del fatto che questa è la Settimana del Baratto (dal 19 al 25 novembre 2012. In fondo all’articolo ne saprete di più!) per scrivere un post dedicato interamente a questa vecchia ma mai tramontata pratica “economica”, un modello di consumo orientato al benessere sociale e ambientale. Il baratto, infatti, ancora oggi, seppur meno rispetto al passato, continua ad esistere e, in un momento particolare come quello in cui stiamo vivendo, viene rispolverato come pratica soluzione di respiro. E’ possibile “barattare” un oggetto, un’abilità o un aiuto in cambio di qualcos’altro (non necessariamente un oggetto fisico), senza ricorrere al denaro. Con il tempo e la fantasia sono stati ideati dei nuovi modi, nuove “forme” per metterlo in pratica. Vediamo quali.

NUOVE FORME DI BARATTO OFFLINE

SWAP PARTY:

Lo Swap Party è un momento d’incontro, una vera e propria festa finalizzata allo scambio di capi di abbigliamento, scarpe, accessori o altri oggetti divenuti indesiderati o non più della propria taglia, con altri di proprio gradimento. In questa occasione è possibile incontrare amiche/i, fare nuove conoscenze (invitando gli amici dei nostri amici), quattro chiacchiere davanti ad un caffè e, soprattutto, fare spazio nei propri armadi, rinnovare il nostro guardaroba o “impossessarci” di una “nuova” borsa che sta benissimo con il nostro cappotto preferito. Grazie allo swapping (“scambiare”) è possibile riciclare, evitando a tanti oggetti in ottimo stato di finire nel dimenticatoio, ingiustamente tra i rifiuti e permettere ad altri di riutilizzarli, “acquistando” dei capi senza spendere soldi.
Cosa serve per organizzarne uno?
- Uno spazio: una casa, un centro ricreativo o un qualsiasi luogo confortevole dove stare comode, per poter provare i vestiti ed ospitare tutti i nostri oggetti di scambio;
- Persone interessate a barattare,
- Musica, dolcetti e salatini, thé e caffè (che non guastano mai!)

Vi suggerisco:
Swap Club, sito e community dove lo scambio avviene online.

BARATTO DAL COMMERCIANTE

Al di là del baratto che possiamo mettere in pratica in privato, esistono delle strutture ricettive che permettono di usufruire dei loro servizi senza pagare un euro. Di seguito alcuni ottimi esempi di baratto offline che un commerciante può mettere in atto.

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E’ possibile andare in un salone di bellezza per curare i propri capelli senza ricorrere a creme, shampoo, lacche e lucidanti che contengano “schifezze” per l’ambiente e il nostro corpo? Parrucchieri in giro ce ne sono tanti, la maggior parte utilizza marche sì prestigiose ma anche dannose per il nostro cuoio cappelluto. Per fortuna alla salute delle nostre chiome e bellezza ci pensa Aveda, marca internazionale che ha saloni e spa sparse un pò in tutto il mondo, promotrice di prodotti sviluppati da professionisti, clinicamente testati (non sugli animali), che rispettano il più possibile il nostro pianeta. Anche in Italia possiamo servirci dei loro saloni o acquistare presso di essi questi prodotti per la cura dei capelli e del corpo (sul sito americano è possibile farlo anche online!). E’ da qualche tempo che ne sto usando alcuni con molta soddisfazione (in alternativa alla mia saponetta ;) ), tra cui anche dei trucchi della loro linea di cosmetica bio, e mi sono trovata davvero bene! Prima di tutto quello che mi piace di Aveda è che impiega sempre di più (e mi auguro che raggiunga la totalità) ingredienti di derivazione naturale, composti per il 50% da molecole vegetali e da minerali privi di petrolio. Attualmente più del 90% degli oli essenziali e l’89% delle materie prime a base di erbe hanno ottenuto la certificazione biologica (ed è già moltissimo se li confrontiamo ad altri prodotti professionali per capelli!). Sull’etichetta possiamo trovare, ad esempio, il nome dell’uruku del brasile (dai cui semi si ricava un pigmento rosso, tipicamente utilizzato dalla popolazione amazzonica per dipingere viso e corpo, che Aveda acquista direttamente presso i coltivatori brasiliani Yawanawa), dell’argan del marocco (l’azienda se ne rifornisce direttamente dalle donne marocchine, aiutandole, inoltre, a proteggere e salvare gli alberi dell’argan a rischio estinzione dai quali esse dipendono) o del legno di sandalo australiano (il cui olio viene acquistato presso i coltivatori indigeni, assicurandogli una retribuzione equa per il loro prodotto).
Il packaging impiegato è ridotto al minimo ed è costituito da materiali riciclabili e riciclati post-consumer al 100% (i flaconi e i vasetti). Questo perché (per fortuna) l’azienda è consapevole dell’impatto che può avere sull’ambiente la produzione di ogni singolo imballaggio.
Le note green di Aveda, però, non si esauriscono qui!

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Recentemente il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha avviato un progetto “green” che prevede il coinvolgimento di alcune aziende italiane. Di che cosa si tratta e quali obiettivi ha? Come ben sappiamo le industrie hanno un impatto ambientale e per questo motivo il Ministero vuole misurare il loro “peso”, ovvero le emissioni di CO2 prodotte, per capire come ridurlo. Per fare ciò è neccessario calcolare l’impronta di carbonio del ciclo di vita dell’azienda e dei loro singoli prodotti in modo da elaborare e ideare delle iniziative atte a diminuire l’impronta e cercare di neutralizzare le emissioni rimanenti. Tra le prime a volersi sottoporre al “calcolo” vi sono Latteria Montello e Suncover.
La prima, famosa per il marchio Nonno Nanni, calcolerà la carbon footprint del suo Stracchino, Stracchino Probiotico e Robiola, lungo tutta la filiera e durante le fasi di vita del prodotto. Mentre Suncover, produttrice di tende tecniche per la protezione solare, metterà “sotto la lente” le sue IDEA e QUADRA.
Grazie all’esempio di queste due pioniere c’è la speranza che anche altre aziende si sottopongano al calcolo, un modo per ridurre e neutralizzare le emissioni di CO2 in atmosfera e dare un pò di “respiro” al nostro pianeta.
P.S. Se, invece, siete interessati a conoscere la vostra personale impronta potete calcolarla grazie ad una applicazione realizzata dal WWF.

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Molti sono i rimedi della nonna (niente di nuovo quindi ;) ) e le ricette per produrre da sé detersivi con l’impiego di ingredienti naturali e non tossici! Recentemente ho scovato la seguente infografica che fornisce utili consigli ed informazioni su come pulire le nostre abitazioni con un basso impatto ambientale.

Per prima cosa dobbiamo dotarci dei materiali utili a produrre i “detersivi”: bicarbonato di sodio, olio essenziale di melaleuca, conosciuto anche come Tea Tree Oil (perfetto contro la muffa!), succo di limone (che oltre a pulire lascia un buonissimo profumo!) e aceto (ottimo come sgrassatore), gli ingredienti ideali per lavare, ad esempio, il forno o i vetri delle finestre.

Nel caso in cui dobbiamo pulire il forno, basta aggiungere del sale all’acqua e spruzzarla all’interno dell’elettrodomestico (in questo caso può esserci utile un vecchio contenitore con spruzzino. Certe cose è bene conservarle!) e poi cospargere del bicarbonato di sodio (ne è sufficiente una tazza), lasciarlo in “posa” una notte e rimuovere il tutto il giorno dopo.

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Sappiamo cosa c’è nel bagnoschiuma al cocco che ci lascia quel buon profumo addosso o nel rossetto senza cui non possiamo uscire di casa? Molto probabilmente, e soprattutto nella cosmetica della grande distribuzione, in quella di notissime e pregiate marche o in quella di “sotto-banco” di dubbia provenienza, vi sono tracce di parabeni, petrolati, prodotti chimici e altre sostanze dannose per la nostra pelle e salute. Prodotti venduti dopo averli testati…sugli animali. Vi sembra giusto che per sentirci più belle dobbiamo far provare i nostri cosmetici su chi non ha voce e non può ribellarsi? Dato che la legge non lo impedisce possiamo fare noi qualcosa per cambiare. Ovvero scegliere quelle aziende che si fanno in quattro per realizzare prodotti più sani, utilizzando materie prime di origine naturale e biodegradabili, materie prime che non depauperano il pianeta, provati da volontari e con un’inci regolare. Come riconoscere tali aziende? E come individuare il vero prodotto ecobio dalla miriade di “fasulli” che si spacciano per tali?

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Vi ricordate quelle trilioni di fotografie che ho postato negli ultimi tempi dal titolo “A piccoli passi”? Chi mi segue (spero ancora dopo le tantissime immagini ;) pro ambiente ma anche molto “persecutorie”) saprà che erano dovute alla mia partecipazione al concorso indetto dalla Nelsen, azienda specializzata in prodotti per la casa. Con sommo piacere posso dire di essere arrivata terza classificata (ma la mia amica Anna ha vinto!!!), aggiudicandomi il caricabatterie solare per cellulare! Grazie ad esso potrò dire di non inquinare con il mio telefonino ;) Per chi se le fosse perse, ecco una selezione di alcune tra le più belle (almeno per me) eco-azioni che metto in pratica quotidianamente:

#apiccolipassi preferisco le scale all’ascensore. Mi devo pur tenere in forma ;)

Fuori casa? Bevo dalla mia adorata borraccia eco l’acqua del rubinetto. Così non produco plastica

Oggi fave! Comprate al supermercato? Ma no raccolte nel mio orto!

Come riutilizzare la carta delle riviste? Ad esempio creando dei cestini porta oggetti! #riciclocreativo

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Vi siete mai chiesti in che modo è possibile lavarsi i denti senza danneggiare l’ambiente? Ebbene si, spazzolino e dentifricio sono oggetti che hanno un loro impatto ambientale (pensate solo al packaging, scatola e tubetto, della pasta dentifricia oppure agli spazzolini che usiamo e gettiamo ogni anno, 6 se seguiamo le indicazioni del dentista di cambiarlo ogni 2 mesi).

Eppure è possibile rendere più eco questa pratica sana e indispensabile per i nostri denti! In che modo? Ad esempio acquistando prodotti privi di scatole (al supermercato si trovano tubetti sciolti) o utilizzando, come faccio io, spazzolini con testine intercambiabili (ad esempio quelli Coop), i quali permettono di riutilizzare il manico e quindi gettare solo una piccola parte di esso (le setole).

Volendo far di più, sono stati inventati da un dentista australiano degli spazzolini realizzati dalle canne di bambù e distribuiti in una confezione anch’essa biodegradabile (un pacco da 12 costa $36 e al momento credo si possano acquistare solo online). Per quanto riguarda il dentifricio, ho provato (e consiglio) quello solido della Lush che viene distribuito in piccole scatole di carta (100% riciclata e riciclabile) sotto forma di piccole pastiglie (40 al prezzo di 5 euro).

Ottimo per il bagaglio a mano! E a leggere gli ingredienti (tra l’altro è un prodotto vegan non testato sugli animali), mi sembra ottimo anche per i nostri denti e il nostro corpo (io ho provato “splendente” con pepe nero e pompelmo)!

Voi quali metodi “naturali” o eco-friendly utilizzate per la salute dei vostri denti?

Inoltre, ben presto vi illustrerò una ricetta provata recentemente per produrre il dentifricio in casa! Per quanto riguarda il fattore “chiudo l’acqua mentre lavo i denti per non sprecarla non c’è niente da spiegare vero ;) ?

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Sono stata recentemente contattata da una studentessa dell’Università Bocconi, la quale mi ha informata di un progetto di ricerca sul Green Marketing in Italia.

Cos’é il Marketing Verde?

Il Marketing Verde è il marketing dei prodotti con minore impatto sull’ambiente (denominati prodotti eco-sostenibili), in grado di soddisfare i propri potenziali clienti, senza avere impatti negativi sull’ambiente, e in certi casi offrendo benefici anche per l’ambiente. Il Green Marketing può essere realizzato dalle aziende nel processo produttivo, nei prodotti, nelle scelte di packaging oppure tramite sostenendo iniziative a tutela dell’ambiente. Quel che prevale è sicuramente la comunicazione. Le aziende che ricorrono al marketing verde possono far leva sulla clientela sensibile ai problemi ambientali, definita Green Consumer, la quale terrà conto per le proprie scelte non più soltanto del prezzo o della qualità del bene/servizio ma anche del valore etico del produttore.

(Fonte: FourMarketing)

Io ho già compilato il questionario e invito, chi volesse, a fare altrettanto.

Probabilmente, appena sarà terminato il reperimento e l’elaborazione dei dati, pubblicherò il report conclusivo! Un modo, questo, per metterci alla prova ;) Per te green e sostenibilità sono la stessa cosa? Saresti davvero disponibile a pagare di più per acquistare un prodotto eco-friendly?

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