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Archivio per la categoria ‘Green Tech’

Approfitto del fatto che questa è la Settimana del Baratto (dal 19 al 25 novembre 2012. In fondo all’articolo ne saprete di più!) per scrivere un post dedicato interamente a questa vecchia ma mai tramontata pratica “economica”, un modello di consumo orientato al benessere sociale e ambientale. Il baratto, infatti, ancora oggi, seppur meno rispetto al passato, continua ad esistere e, in un momento particolare come quello in cui stiamo vivendo, viene rispolverato come pratica soluzione di respiro. E’ possibile “barattare” un oggetto, un’abilità o un aiuto in cambio di qualcos’altro (non necessariamente un oggetto fisico), senza ricorrere al denaro. Con il tempo e la fantasia sono stati ideati dei nuovi modi, nuove “forme” per metterlo in pratica. Vediamo quali.

NUOVE FORME DI BARATTO OFFLINE

SWAP PARTY:

Lo Swap Party è un momento d’incontro, una vera e propria festa finalizzata allo scambio di capi di abbigliamento, scarpe, accessori o altri oggetti divenuti indesiderati o non più della propria taglia, con altri di proprio gradimento. In questa occasione è possibile incontrare amiche/i, fare nuove conoscenze (invitando gli amici dei nostri amici), quattro chiacchiere davanti ad un caffè e, soprattutto, fare spazio nei propri armadi, rinnovare il nostro guardaroba o “impossessarci” di una “nuova” borsa che sta benissimo con il nostro cappotto preferito. Grazie allo swapping (“scambiare”) è possibile riciclare, evitando a tanti oggetti in ottimo stato di finire nel dimenticatoio, ingiustamente tra i rifiuti e permettere ad altri di riutilizzarli, “acquistando” dei capi senza spendere soldi.
Cosa serve per organizzarne uno?
- Uno spazio: una casa, un centro ricreativo o un qualsiasi luogo confortevole dove stare comode, per poter provare i vestiti ed ospitare tutti i nostri oggetti di scambio;
- Persone interessate a barattare,
- Musica, dolcetti e salatini, thé e caffè (che non guastano mai!)

Vi suggerisco:
Swap Club, sito e community dove lo scambio avviene online.

BARATTO DAL COMMERCIANTE

Al di là del baratto che possiamo mettere in pratica in privato, esistono delle strutture ricettive che permettono di usufruire dei loro servizi senza pagare un euro. Di seguito alcuni ottimi esempi di baratto offline che un commerciante può mettere in atto.

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Il positivo binomio carta-tecnologia non dovrebbe esservi nuovo (ricordate il BytePac?). Brenden Macaluso, durante il concorso “Greener Gadgets Design Competition” sull’eco-sostenibilità nel campo dell’elettronica, ha ideato Recompute,  un PC che, a esclusione della scheda madre, del processore e dell’alimentatore, è interamente riciclabile perché fatto di cartone (già riciclato) e lavorato con colla non tossica.

Un computer tradizionale, come sappiamo, è composto da svariati materiali (plastica, alluminio, acciaio, mercurio, rame, cadmio, …) che sono laboriosi da assemblare per dare vita al PC ma anche da smaltire al termine del suo ciclo di utilizzo.

Ogni singolo componente dovrebbe essere riciclato separatamente ed essendo un procedimento dispendioso spesso accade di trovare interi computer in discarica, perdendo, così, l’occasione di riutilizzare quelle parti ancora funzionanti.

L’idea alla base di Recompute è quella di diffondere un PC esteticamente gradevole e, al tempo stesso, capace di rispettare l’ambiente, durante il suo intero ciclo di vita, grazie alle sue caratteristiche eco-compatibili che rendono più semplice lo smaltimento dei singoli componenti.

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Dopo le mie prime considerazioni sul rapporto tra gli e-book e l’ambiente di poche settimane fa ritorno sull’argomento approfondendo, però, la questione degli e-reader.

Se gli e-book sono considerati degli eroi che combattono il disboscamento, in grado di risparmiare carta in favore di libri sotto forma di bit, lo stesso non si può dire degli e-book reader, i dispositivi utili a leggerli che, rispetto al buon vecchio libro, hanno la necessità di ricaricare la batteria attraverso la corrente elettrica, operazione che ovviamente ha un suo costo in termini di inquinamento. Inoltre, la produzione, l’utilizzo e lo smaltimento degli e-reader sono fasi che, se non riprogettate in ottica di green computing, danneggiano l’ambiente.

In generale un e-book racchiude in sé già molti vantaggi rispetto alla sua versione cartacea (ricordiamo che per stampare un libro bisogna abbattere degli alberi, utilizzare molta acqua ed inchiostro nocivo): più leggero, meno ingombrante, più economico. I lettori addirittura si possono trasformare in vere biblioteche portatili.

La produzione di un libro costa 7,5 kg di diossido di carbonio, inclusa ogni fase della realizzazione e del trasporto. Un iPad ne richiede 130 mentre un Kindle addirittura 170. Bisogna, però, considerare che, una volta terminato, il libro finisce nello scaffale e… “avanti un altro”. Quindi altri 7,5 kg di emissioni. Mentre un e-book reader, per fortuna, non viene riposto in “un angolo” o “gettato” dopo il primo utilizzo. Quindi, se leggiamo almeno 23 e-book con il nostro dispositivo, abbiamo ammortizzato ampiamente la quantità di emissioni nocive immesse nell’ambiente per la sua produzione. Inoltre, il libro stampato necessita di inchiostro, che rilascia nell’aria una serie di veleni anche cancerogeni. Lo stesso fanno gli eReader, se sostituiamo al ragionamento dell’inchiostro i metalli non riciclabili utilizzati per l’assemblaggio dei circuiti elettronici. Facendo un rapido calcolo, per lettori mediamente incalliti e con una durata del prodotto di non meno di un paio di anni, l’eReader batte il libro stampato.

Oggi, però, questi dispositivi stanno subendo un ulteriore grado di ecologicità grazie all’ideazione di versioni eco-compatibili che utilizzano l’energia solare per ricaricare le batterie. Ciò vorrebbe dire che gli e-book e i suoi congegni di lettura diventano al 100% compatibili con il pianeta. Sul mercato giapponese (per ora solo in quello) nel 2010 è stato presentato, da Toshiba e dalla società di telecomunicazioni giapponese KDDI (la cui piattaforma di distribuzione di libri elettronici LISMO sarà collegata “strategicamente” al lettore), Biblio Leaf, un e-book reader dotato di un pannello fotovoltaico, integrato sulla sua “carrozzeria”, in grado di ricaricare la batteria anche quando ci si trova lontani da una presa elettrica.

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L’e-mail è stata spesso considerata, anche giustamente, uno strumento ecologico. Questo perché grazie ad essa si riduce la quantità di carta sprecata, normalmente impiegata per inviare comunicazioni tramite la posta tradizionale. Sembrerebbe, però, che la semplice azione di inviare 8 e-mail possa emettere la stessa quantità di CO2 rilasciata da un automobile dopo aver percorso 1 chilometro.

Uno studio, condotto dall’Agenzia francese per l’ambiente e il controllo energeticoAdeme”, sostiene, infatti, che inviare missive via posta elettronica inquini molto più di quanto si possa immaginare, soprattutto perché il numero di e-mail inviate ogni giorno in tutto il mondo raggiunge quota 250 miliardi, di cui l’80 % è costituito da spam, gli odiati messaggi di posta indesiderata.

Gli esperti hanno dimostrato per la prima volta che tra il click di invio e la ricezione di un messaggio nella casella di posta elettronica vengono emessi CO2 e gas a effetto serra. In questa ricerca è stato calcolato che ogni megabyte di posta elettronica produce ben 19 grammi di anidride carbonica, a causa dell’alimentazione di cui i server necessitano per portare a termine il loro compito di smistamento e spedizione dei messaggi a destinazione (essi, una volta inviati, vengono copiati una decina di volte dai diversi server che si occupano di inoltrarli nella rete fino a quando raggiungono l’arrivo previsto. E ad ogni passaggio viene consumata la stessa quantità di elettricità).

Ovviamente più l’e-mail è “pesante” maggiore sarà il suo impatto ambientale, infatti, essa richiederà una quantità di energia superiore per giungere a destinazione: ad esempio, se aggiungiamo per conoscenza ulteriori indirizzi destinatari e se teniamo conto anche degli eventuali allegati inseriti, possiamo solo immaginare l’impennata di CO2 prodotta.

In Francia ogni cittadino produce circa 13,6 tonnellate di CO2 in un anno lavorativo, unicamente per inviare e-mail (l’impiegato di un’azienda riceve in media ogni giorno 58 mail e ne invia a sua volta 33, della “pesantezza” media di un Mega). Nel 2010 sono state spedite circa 107 trilioni di e-mail, con una media di 262 miliardi al giorno.

La società di antivirus McAfee ha calcolato che l’elettricità utile ad inviare, ogni anno, miliardi di email nel mondo corrisponderebbe a quella necessaria ad alimentare circa due milioni e mezzo di abitazioni negli Stati Uniti e, inoltre, genera anche la stessa quantità di gas serra prodotta da tre milioni di auto.

E lo spam? Ovviamente esso costituisce un’aggravante per la posta elettronica:

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Pochissimi giorni fa è nato CO2web, un portale interessato a promuovere la sostenibilità ambientale del web aiutando aziende e privati a ridurre l’impatto della propria attività online. Per farvi capire meglio di cosa si tratta posso dire che tale portale svolge la medesima attività del più conosciuto (perchè attivo da più tempo) Zero Impact Web di Lifegate.

Vi riporto il comunicato stampa che mi è stato inviato e che spiega il funzionamento di CO2web:

CO2web è il portale ideato da Ecofriends (associazione di imprese per una produzione più eco-compatibile) e da Rete Clima® (ente no profit per la promozione della sostenibilità ambientale ed il contrasto al cambiamento climatico) per aiutare privati ed aziende nella riduzione e nella compensazione degli impatti ambientali legati al proprio sito web, al proprio traffico internet e a tutto ciò che riguarda la comunicazione multimediale.

Anche l’utilizzo del web contribuisce infatti al nostro impatto sull’ambiente, con un’impronta ecologica consistente, essenzialmente collegata alla produzione dell’energia consumata: la produzione di energia elettrica è infatti a sua volta responsabile dell’emissione di gas ad effetto serra, la causa primaria del cambiamento climatico. Ma come tutte le azioni che intraprendiamo quotidianamente, anche l’uso del web può divenire maggiormente eco-sostenibile. Oggi il web è sempre più strategico nell’ambito delle relazioni sociali ed economiche locali e globali, quindi diventa altrettanto strategico pensare di farsi carico degli impatti di cui ciascun navigatore è direttamente o indirettamente responsabile, sia esso un privato o un’azienda. Non per il vincolo di un obbligo normativo, quanto in una logica di responsabilità ambientale. In CO2web è possibile quantificare e gestire l’impatto ambientale determinato dai propri stili di uso del web, a livello domestico o aziendale.

CO2web il portale che compensa le emissioni prodotte dalla propria attività sul web

Tramite un semplice strumento di simulazione, CO2web è infatti in grado di quantificare i consumi legati alle attività sul web e calcolare la conseguente quantità di CO2 equivalete emessa. L’impronta di carbonio che si ottiene è la base di partenza per una serie di azioni di riduzione utili per arrivare alla carbon neutrality della propria attività web. Queste azioni di compensazione vengono realizzate da Rete Clima® solo a livello nazionale tramite la piantumazione di alberi in boschi protettivi realizzati per la tutela della naturalità locale ed il contrasto al cambiamento climatico globale (in una logica “think globally, act locally”). Il tutto secondo gli standard tecnici forestali dell’IPCC, collegati all’attuazione del Protocollo di Kyoto.

Ridurre e compensare la propria impronta di carbonio, a fronte di investimenti ridotti, consente oggi a ciascuno di diventare parte della soluzione al cambiamento climatico, in proporzione al proprio inquinamento. CO2web vuole permettere a ciascuno di “fare la propria parte”, perché “se non sei parte della soluzione sei parte del problema.” (Al Gore).

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Oggi pomeriggio, presso il Berio Café di Genova, alcuni book-bloggers di Ledita, tra cui la gentilissima Marta Traverso che mi ha invitata, presenteranno il loro libro “La lettura digitale e il web. Lettori, autori ed editori di fronte all’ebook”, un’occasione di incontro con blogger, cittadini e professionisti del settore che vorranno discutere sulla relazione tra i libri e la rete (vi informo che è possibile assistere all’evento in streaming e vi consiglio di non perdere d’occhio l’hashtag #leditaGE per seguire il racconto live su Twitter).

In merito a questo tema ho pensato “Qual é il rapporto tra gli e-book e l’ambiente?”, “E’ vero che inquinano meno rispetto ad un libro cartaceo?”, “Ma come la mettiamo con gli e-book reader? e ancora “L’e-book è alla portata di tutti?”, “Che impronta ecologica hanno?”…

In rete ho letto spesso che i libri digitali sono eco-friendly solo se ne leggiamo moltissimi (più di 20 all’anno), questo perché è vero che non viene impiegata carta, utilizzata acqua e inchiostro per stamparlo, ma è anche vero che un e-book reader (il lettore e “biblioteca portatile”) è un oggetto elettronico che comporta l’uso di certi materiali (metalli non riciclabili utilizzati per l’assemblaggio dei circuiti elettronici) e implica determinate fasi di produzione. Un’infografica mi ha sanato dubbi in proposito:

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bytepac, il case eco-friendly per hard diskDovete installare un hard disk nel vostro computer ma non siete capaci e avete paura di fare dei danni? E quelli esterni vi appaiono troppo “plasticosi” ed economicamente più cari? Per fortuna esistono delle soluzioni alternative, ecologiche (cosa molto importante!), che ci permettono di non trasformarci in tecnici improvvisati o di arrenderci ai case poco eco-friendly. Una possibilità che ho individuato è incarnata in un eco-gadget dalle sembianze sobrie e insospettabili: BytePac, un piccolo contenitore in cartone made in Germany, al 100% riciclabile, fabbricato con materie prime completamente rinnovabili, nel rispetto dei diritti dei lavoratori. Grazie ad esso è possibile usare l’hard disk direttamente da questo “particolare” involucro, senza smontare il PC, proteggendolo, allo stesso tempo, mentre “lavora”.

Ho avuto l’occasione di testarlo grazie alla Convar, la ditta ideatrice e produttrice, e devo dire che mi aspettavo un oggetto un po’ più ingombrante che rubasse spazio sulla mia scrivania. Invece mi sono dovuta ricredere perché è molto comodo e ha le stesse sembianze dei classici raccoglitori (ma in formato mignon) ed è possibile tenerlo “in piedi” come un libro. E’ sufficiente inserire il disco rigido all’interno della scatola e applicare i diversi cavi (inclusi nella confezione), uno che lo collega al computer mentre l’altro lo alimenta tramite corrente. Il mio ulteriore timore era che, durante il funzionamento, potesse surriscaldarsi troppo ma, grazie al sistema di aerazione di cui è dotato (dei fori molto ampi), non ho riscontrato problemi. Nel momento in cui, poi, non abbiamo più bisogno di usufruire del disco rigido, basta scollegarlo dai cavi e “archiviarlo”, mimetizzandolo tra i libri e i veri raccoglitori.

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Per insegnare ai bambini il valore e l’importanza dell’energia consumata, a New York è stato ideato Power Hog, un eco-maialino (è, infatti, realizzato interamente con materiali riciclabili ed è dotato di un imballaggio eco-sostenibile), che ha in tutto e per tutto le sembianze del classico salvadanaio,  utile per usare consapevolmente l’energia elettrica in casa. La coda del maialino viene inserita nella presa della corrente e il musetto è fatto apposta per inserirvi la spina dell’elettrodomestico che si vuole utilizzare. La corrente, però, viene erogata solo per 30 minuti inserendo una monetina. Una volta terminata, per poterne ancora usufruire, è necessario inserire un’altra moneta.
Grazie a questa “idea” i bambini potranno capire che l’energia utile ad alimentare il loro computer o videogioco ha un valore ed un prezzo, realizzando, così, l’importanza del risparmio. Questo eco-gadget è pensato per i più piccoli, ma secondo me può rivelarsi molto utile anche agli adulti che vogliono controllare i consumi della propria famiglia.

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Normalmente, prima di acquistare un prodotto, dò sempre un’occhiata all’etichetta per verificarne la provenienza, dove è stato fabbricato, la composizione, la scadenza e soprattutto se ci sono riferimenti sostenibili ed ecologici. Oggi è possibile individuare diversi simboli di questo tipo ma non sempre sono di facile comprensione e, inoltre, potrebbero confondere chi non vi ha mai fatto caso. Ecco perché ho pensato fosse utile fare una ricerca e indicare le certificazioni in simbolo maggiormente utilizzate sui prodotti che compriamo.

Per fortuna sempre più persone hanno voglia di fare acquisti responsabili e di cuore perciò avendo in mano gli strumenti di lettura giusti ;) è possibile riconoscere i prodotti davvero eco-friendly. Se ognuno di noi iniziasse a preferire prodotti rispettosi del pianeta, le aziende si sentirebbero caldamente sollecitate a rivedere i propri processi produttivi e a spingerli verso criteri eco-sostenibili.

Come ho già detto, sono molti i marchi/simboli ecologici che certificano la sostenibilità ambientale. Essi sono stati ideati da istituzioni internazionali e ONG (Organizzazioni Non Governative) ed un prodotto, per ottenere tale marchio, deve essere sottoposto ad un controllo da parte di un ente certificatore, i cui criteri sono approvati a livello mondiale, che ne verifichi la compatibilità con gli standard (requisiti pre-definiti) decretati dal marchio. Vi posto qui di seguito alcuni tra quelli che mi è capitato di vedere più spesso, divisi per area tematica:

CARTA

FSC (Forest Stewardship Council) e PEFC (Pan European Forest Certification), più famoso probabilmente il primo rispetto al secondo, garantiscono che quel tale prodotto di carta proviene da foreste gestite secondo criteri sostenibili, sia ambientali che sociali (cioè vengono rispettati i diritti dei lavoratori). Il PEFC, inoltre, è la certificazione forestale raccomandata dal Parlamento europeo e riconosciuta dalle politiche di approvvigionamento forestale di Belgio, Regno Unito, Danimarca, Olanda, Finlandia, Francia, Germania, Giappone e Svizzera.

COSMETICA

Grazie a questo simbolo (un coniglietto saltellante con due stelle) è possibile riconoscere e individuare i prodotti di cosmetica che non sono stati testati sugli animali. Questo logo, che può anche essere sostituito dalla semplice dicitura “Stop ai test su animali. Controllato da ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) per LAV”, è stato ideato dalla Coalizione Europea contro la vivisezione. Purtroppo, per ora, viene utilizzato molto poco anche dalle stesse aziende certificate. Qualsiasi altro simbolo che non sia questo ignoratelo!

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