[Infografica] Pulizie casalinghe a basso impatto ambientale: detersivi fai da te e cifre “altamente infiammabili”

Molti sono i rimedi della nonna (niente di nuovo quindi ;)) e le ricette per produrre da sé detersivi con l’impiego di ingredienti naturali e non tossici! Recentemente ho scovato la seguente infografica che fornisce utili consigli ed informazioni su come pulire le nostre abitazioni con un basso impatto ambientale.

Per prima cosa dobbiamo dotarci dei materiali utili a produrre i “detersivi”: bicarbonato di sodio, olio essenziale di melaleuca, conosciuto anche come Tea Tree Oil (perfetto contro la muffa!), succo di limone (che oltre a pulire lascia un buonissimo profumo!) e aceto (ottimo come sgrassatore), gli ingredienti ideali per lavare, ad esempio, il forno o i vetri delle finestre.

Nel caso in cui dobbiamo pulire il forno, basta aggiungere del sale all’acqua e spruzzarla all’interno dell’elettrodomestico (in questo caso può esserci utile un vecchio contenitore con spruzzino. Certe cose è bene conservarle!) e poi cospargere del bicarbonato di sodio (ne è sufficiente una tazza), lasciarlo in “posa” una notte e rimuovere il tutto il giorno dopo.

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Le e-mail e lo spam: spina nel fianco del Pianeta [infografica]

L’e-mail è stata spesso considerata, anche giustamente, uno strumento ecologico. Questo perché grazie ad essa si riduce la quantità di carta sprecata, normalmente impiegata per inviare comunicazioni tramite la posta tradizionale. Sembrerebbe, però, che la semplice azione di inviare 8 e-mail possa emettere la stessa quantità di CO2 rilasciata da un automobile dopo aver percorso 1 chilometro.

Uno studio, condotto dall’Agenzia francese per l’ambiente e il controllo energeticoAdeme”, sostiene, infatti, che inviare missive via posta elettronica inquini molto più di quanto si possa immaginare, soprattutto perché il numero di e-mail inviate ogni giorno in tutto il mondo raggiunge quota 250 miliardi, di cui l’80 % è costituito da spam, gli odiati messaggi di posta indesiderata.

Gli esperti hanno dimostrato per la prima volta che tra il click di invio e la ricezione di un messaggio nella casella di posta elettronica vengono emessi CO2 e gas a effetto serra. In questa ricerca è stato calcolato che ogni megabyte di posta elettronica produce ben 19 grammi di anidride carbonica, a causa dell’alimentazione di cui i server necessitano per portare a termine il loro compito di smistamento e spedizione dei messaggi a destinazione (essi, una volta inviati, vengono copiati una decina di volte dai diversi server che si occupano di inoltrarli nella rete fino a quando raggiungono l’arrivo previsto. E ad ogni passaggio viene consumata la stessa quantità di elettricità).

Ovviamente più l’e-mail è “pesante” maggiore sarà il suo impatto ambientale, infatti, essa richiederà una quantità di energia superiore per giungere a destinazione: ad esempio, se aggiungiamo per conoscenza ulteriori indirizzi destinatari e se teniamo conto anche degli eventuali allegati inseriti, possiamo solo immaginare l’impennata di CO2 prodotta.

In Francia ogni cittadino produce circa 13,6 tonnellate di CO2 in un anno lavorativo, unicamente per inviare e-mail (l’impiegato di un’azienda riceve in media ogni giorno 58 mail e ne invia a sua volta 33, della “pesantezza” media di un Mega). Nel 2010 sono state spedite circa 107 trilioni di e-mail, con una media di 262 miliardi al giorno.

La società di antivirus McAfee ha calcolato che l’elettricità utile ad inviare, ogni anno, miliardi di email nel mondo corrisponderebbe a quella necessaria ad alimentare circa due milioni e mezzo di abitazioni negli Stati Uniti e, inoltre, genera anche la stessa quantità di gas serra prodotta da tre milioni di auto.

E lo spam? Ovviamente esso costituisce un’aggravante per la posta elettronica:

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Il rapporto tra gli e-book e l’ambiente: riflessioni pre #leditaGE [infografica]

Oggi pomeriggio, presso il Berio Café di Genova, alcuni book-bloggers di Ledita, tra cui la gentilissima Marta Traverso che mi ha invitata, presenteranno il loro libro “La lettura digitale e il web. Lettori, autori ed editori di fronte all’ebook”, un’occasione di incontro con blogger, cittadini e professionisti del settore che vorranno discutere sulla relazione tra i libri e la rete (vi informo che è possibile assistere all’evento in streaming e vi consiglio di non perdere d’occhio l’hashtag #leditaGE per seguire il racconto live su Twitter).

In merito a questo tema ho pensato “Qual é il rapporto tra gli e-book e l’ambiente?”, “E’ vero che inquinano meno rispetto ad un libro cartaceo?”, “Ma come la mettiamo con gli e-book reader? e ancora “L’e-book è alla portata di tutti?”, “Che impronta ecologica hanno?”…

In rete ho letto spesso che i libri digitali sono eco-friendly solo se ne leggiamo moltissimi (più di 20 all’anno), questo perché è vero che non viene impiegata carta, utilizzata acqua e inchiostro per stamparlo, ma è anche vero che un e-book reader (il lettore e “biblioteca portatile”) è un oggetto elettronico che comporta l’uso di certi materiali (metalli non riciclabili utilizzati per l’assemblaggio dei circuiti elettronici) e implica determinate fasi di produzione. Un’infografica mi ha sanato dubbi in proposito:

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PlantBottle, la bottiglietta “eco-friendly” firmata Coca-Cola

La Coca-Cola Company, discutibile (per quanto riguarda le dubbie condizioni di trattamento rivolte ai suoi lavoratori e le accuse di violazione dei diritti umani) azienda produttrice di una delle bibite più amate e bevute al mondo, ha consolidato nel 2011 una partnership con alcune società che si occupano di biotecnologia al fine di accelerare la produzione di una bottiglietta “sostenibile”, concepita nel 2009 e realizzata in parte con un materiale plastico di origine vegetale (canna da zucchero e melassa) e in parte da PET riciclato, con cui distribuire e conservare i suoi prodotti. Il nome di questo contenitore eco-friendly è PlantBottle e viene già, ad oggi, impiegato in circa 20 paesi nel mondo, tra cui la Francia e l’Italia. La multinazionale americana, però, è intenzionata a convertire tutti gli imballaggi al nuovo formato bioPET, completamente riciclabile, entro il 2020.

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L’impatto ambientale di Babbo Natale [infografica]

Chiunque ha un’impronta (netta o leggera che sia) su questo pianeta e neanche Babbo Natale può sfuggire a ciò ;)

Come si sa il 25 dicembre è uno degli eventi annuali caratterizzati, purtroppo, anche da risvolti alquanto consumistici e inquinanti.

Una bellissima e divertente infografica (se non sapete di cosa si tratta vi rimando al mio post in merito), realizzata dalla Ethical Ocean, shop online canadese di articoli ecologici, ci mostra l’impatto ambientale prodotto dal Natale, anzi indotto dal lungo tour che Santa Claus deve affrontare per consegnare, in una sola notte, i regali (o il carbone) a grandi e piccini per il mondo.

Potete immaginare quanta anidride carbonica viene dispersa nell’atmosfera  dalla sua slitta e dalle sue renne ogni anno?

Vengono emesse all’incirca 40.000 tonnellate di metano durante l’intero viaggio (più o meno di 122 miglia).

Tra i principali colpevoli anti-pianeta troviamo i giocattoli che, tra la loro produzione, confezionamento e smaltimento, producono quasi 70 milioni di tonnellate di carbonio. Perché allora, come suggerisce la Ethical Ocean, non noleggiare giocattoli “rigenerati” e sterilizzati, con il fine di risparmiare e aiutare l’ambiente? Ottimo consiglio secondo me! Purtroppo, però, la maggior parte dei 2 miliardi di bambini “buoni” da accontentare desiderano dei giochi nuovi di zecca (senza contare quei genitori che spesso non si fidano a far utilizzare ai propri figli giochi già usati da altri, anche se sterilizzati).

Per quanto riguarda i bimbi “cattivi” (1/5), gli elfi devono confezionare proprio per loro circa 75.000 tonnellate di carbone e ciò comporta l’uso di imballaggio la cui produzione sprigiona più anidride carbonica di quella emessa dall’estrazione del carbone stesso.

Che dire, invece, dell’inquinamento prodotto dalle merende lasciate tradizionalmente dai bambini per rifocillare e ringraziare Babbo Natale?

Secondo questa infografica, per produrre un chilogrammo tra latte e biscotti vengono rilasciati 750-900 grammi di CO2. Nota dolente anche questa, senza contare i trigliceridi del povero papà Noel che salgono alle stelle ;).

Ecco, però, che in ultimo vengono suggeriti  al caro Babbo degli ottimi consigli anti-inquinamento: il già citato uso di giocattoli riciclati, convertire i propri laboratori all’energia solare, rendendoli ad alta efficienza energetica, utilizzare carta da imballaggio eco-friendly e biodegradabile, smettere di “regalare” il carbone, passare alla slitta hi-tech e incoraggiare la popolazione a lasciargli, come ringraziamento, prodotti (latte e biscotti ovviamente) di provenienza locale.