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Archivio per la categoria ‘News’

Anche in questo 2013 il mese di aprile è dedicato alla nostra Terra: Cesvi (ONG italiana presente in 26 paesi con progetti di educazione ambientale, sviluppo sostenibile, economico e sociale delle comunità locali) e Aveda, marca internazionale promotrice di prodotti di bellezza non testati sugli animali e nel rispetto del pianeta, si sono unite per cercare di raccogliere 3.700.000 euro a favore di alcuni progetti dedicati all’acqua potabile.

In che modo lo faranno? Ad esempio attraverso i 2 euro donati da chi godrà di un servizio colore presso uno dei saloni Aveda oppure grazie ad una donazione libera per chi richiederà un taglio o una piega presso l’Aveda Education Center (a Milano il 10 aprile o il 22 aprile).

provaIl Cesvi ha investito negli anni in progetti legati all’acqua e alla sicurezza alimentare realizzando pozzi, fonti idriche e promuovendo attività di
educazione all’igiene in alcuni Paesi tra cui Asia, Africa e America Latina.
I fondi raccolti con il Mese della Terra 2013 andranno a favore di un progetto che punta allo sviluppo economico, in ambito agricolo, della popolazione di Lango (Nord Uganda) con la costruzione di 15 nuovi pozzi e la ristrutturazione di 24 fonti idriche che favoriranno l’accesso all’acqua, minimizzando il tempo “perso” nel tentativo di raccogliere la stessa. Un intervento che potrà migliorare la qualità della vita della comunità.
Inoltre, dal 1 aprile sino a tutto il mese di maggio sarà possibile contribuire alla salvaguardia dell’acqua anche acquistando al prezzo di 15 euro la candela Light the Way a base di oli essenziali di origine organica certificata (vaniglia, cannella, ylang-ylang), dal packaging di vetro riciclato al 100% e da una confezione esterna in carta riciclata al 70% stampata con inchiostro di soia.
Il totale ricavato dalla vendita della candela sarà devoluto alla Global Greengrants Fund, associazione che si è dedicata molto a progetti idrici in favore degli studenti dell’Association School nell’Ampasimanjeva, un
piccolo paese del Madagascar.

Light the Way Aveda

L’accendiamo? #avedaearthmonth

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Recentemente il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha avviato un progetto “green” che prevede il coinvolgimento di alcune aziende italiane. Di che cosa si tratta e quali obiettivi ha? Come ben sappiamo le industrie hanno un impatto ambientale e per questo motivo il Ministero vuole misurare il loro “peso”, ovvero le emissioni di CO2 prodotte, per capire come ridurlo. Per fare ciò è neccessario calcolare l’impronta di carbonio del ciclo di vita dell’azienda e dei loro singoli prodotti in modo da elaborare e ideare delle iniziative atte a diminuire l’impronta e cercare di neutralizzare le emissioni rimanenti. Tra le prime a volersi sottoporre al “calcolo” vi sono Latteria Montello e Suncover.
La prima, famosa per il marchio Nonno Nanni, calcolerà la carbon footprint del suo Stracchino, Stracchino Probiotico e Robiola, lungo tutta la filiera e durante le fasi di vita del prodotto. Mentre Suncover, produttrice di tende tecniche per la protezione solare, metterà “sotto la lente” le sue IDEA e QUADRA.
Grazie all’esempio di queste due pioniere c’è la speranza che anche altre aziende si sottopongano al calcolo, un modo per ridurre e neutralizzare le emissioni di CO2 in atmosfera e dare un pò di “respiro” al nostro pianeta.
P.S. Se, invece, siete interessati a conoscere la vostra personale impronta potete calcolarla grazie ad una applicazione realizzata dal WWF.

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premio giornalistico green economy

Il famoso geologo Mario Tozzi e gli organizzatori del Master di Comunicazione Ambientale hanno ideato e realizzato “Storie della green economy”, un premio giornalistico rivolto a chiunque abbia a cuore le tematiche ambientali e voglia rapportarsi con la scrittura giornalistica attraverso storie, casi di denuncia o reportage sulle buone pratiche. Il tutto incentrato, ovviamente, sulla green economy.

Che cos’é la Green economy?

La green economy ricopre tutti quei settori dell’economia che migliorano la qualità dell’ambiente, lo conservano in buona salute o aiutano a ridurre l’inquinamento e ogni altro danno: dal settore delle energie rinnovabili a quello delle foreste, dalla chimica verde ai parchi naturali, dall’alimentazione “bio” o di qualità all’edilizia sostenibile, dal risparmio energetico all’ecoturismo, dalla conservazione dei beni culturali e ambientali alla bonifica e al disinquinamento di aree a rischio.

In palio c’è una borsa di studio utile a partecipare al Master in Comunicazione Ambientale che si svolgerà quest’anno a Roma. (more…)

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“Quando lo stile ha la forza delle idee, anche l’etica ha la propria estetica

Spesso e volentieri utilizzo i prodotti Coop, dai detersivi alla spina al tonno in scatola, ma soprattutto quelli della linea “Vivi verde” (la brocca e filtri per depurare l’acqua del rubinetto, i fazzoletti di carta riciclata, …) perché sono eco-friendly e hanno prezzi accessibili.

La novità è che d’ora in poi sarà possibile acquistare in questi supermercati, sotto il marchio “Solidal Coop“, anche la linea primavera-estate “Vesto Solidal“, una linea etica e sostenibile della stilista Katharine Hamnett, già conosciuta per essere la pioniera della moda eco e solidale, per essere stata ribattezzata come la “Queen of Green” dal Vogue britannico e soprattutto per l’impegno e la partecipazione sociale dimostrata negli anni (proprio lei lanciò la tendenza di esprimere il proprio pensiero sfruttando l’abbigliamento: nel 1984 incontrò Margaret Thatcher indossando la t-shirt “58% DON’T WANT PERSHING”).

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Sono felicissima di comunicarvi che, insieme a molte colleghe blogger, parteciperò al camp “Pink is the New Green” organizzato dalla Organyc (azienda produttrice di assorbenti 100% in cotone biologico biodegradabile) il 1° aprile, ore 12:00, all’interno della fiera “Fà la cosa giusta“.

pink is the new green, le eco-blogger e la sostenibilità al femminile a Fà la cosa giusta

Ognuna di noi è stata invitata a dare il proprio contributo e a raccontarci in merito alla sostenibilità al femminile, circa le nostre esperienze e i vari modi e “livelli” di essere green.

Le eco-blogger cavalcano la rete informando, sensibilizzando e orientando il mondo verso pratiche e consumi green, verso stili di vita consapevoli e attenti all’ambiente. Sono donne che credono in un nuovo modo di vivere, basato sul rispetto per l’ambiente e su stili di vita consapevoli. Attraverso i loro blog con parole, immagini e iniziative condividono le loro esperienze. Aggregano centinaia di persone e influenzano il web 2.0, apportando consigli e suggerimenti pratici.

Cosa hanno in comune la donna e l’ambiente? Quali comportamenti una donna può mettere in atto, anche attraverso le nuove tecnologie, per vivere in equilibrio e nel rispetto del pianeta? Come comunicare pensieri e pratiche green? Di tutto ciò vi parlerò nel mio intervento che sto preparando per il camp.

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Pochissimi giorni fa è nato CO2web, un portale interessato a promuovere la sostenibilità ambientale del web aiutando aziende e privati a ridurre l’impatto della propria attività online. Per farvi capire meglio di cosa si tratta posso dire che tale portale svolge la medesima attività del più conosciuto (perchè attivo da più tempo) Zero Impact Web di Lifegate.

Vi riporto il comunicato stampa che mi è stato inviato e che spiega il funzionamento di CO2web:

CO2web è il portale ideato da Ecofriends (associazione di imprese per una produzione più eco-compatibile) e da Rete Clima® (ente no profit per la promozione della sostenibilità ambientale ed il contrasto al cambiamento climatico) per aiutare privati ed aziende nella riduzione e nella compensazione degli impatti ambientali legati al proprio sito web, al proprio traffico internet e a tutto ciò che riguarda la comunicazione multimediale.

Anche l’utilizzo del web contribuisce infatti al nostro impatto sull’ambiente, con un’impronta ecologica consistente, essenzialmente collegata alla produzione dell’energia consumata: la produzione di energia elettrica è infatti a sua volta responsabile dell’emissione di gas ad effetto serra, la causa primaria del cambiamento climatico. Ma come tutte le azioni che intraprendiamo quotidianamente, anche l’uso del web può divenire maggiormente eco-sostenibile. Oggi il web è sempre più strategico nell’ambito delle relazioni sociali ed economiche locali e globali, quindi diventa altrettanto strategico pensare di farsi carico degli impatti di cui ciascun navigatore è direttamente o indirettamente responsabile, sia esso un privato o un’azienda. Non per il vincolo di un obbligo normativo, quanto in una logica di responsabilità ambientale. In CO2web è possibile quantificare e gestire l’impatto ambientale determinato dai propri stili di uso del web, a livello domestico o aziendale.

CO2web il portale che compensa le emissioni prodotte dalla propria attività sul web

Tramite un semplice strumento di simulazione, CO2web è infatti in grado di quantificare i consumi legati alle attività sul web e calcolare la conseguente quantità di CO2 equivalete emessa. L’impronta di carbonio che si ottiene è la base di partenza per una serie di azioni di riduzione utili per arrivare alla carbon neutrality della propria attività web. Queste azioni di compensazione vengono realizzate da Rete Clima® solo a livello nazionale tramite la piantumazione di alberi in boschi protettivi realizzati per la tutela della naturalità locale ed il contrasto al cambiamento climatico globale (in una logica “think globally, act locally”). Il tutto secondo gli standard tecnici forestali dell’IPCC, collegati all’attuazione del Protocollo di Kyoto.

Ridurre e compensare la propria impronta di carbonio, a fronte di investimenti ridotti, consente oggi a ciascuno di diventare parte della soluzione al cambiamento climatico, in proporzione al proprio inquinamento. CO2web vuole permettere a ciascuno di “fare la propria parte”, perché “se non sei parte della soluzione sei parte del problema.” (Al Gore).

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Nella mia tesi di laurea specialistica, come vi ho già raccontato, ho rielaborato i concetti delle 3 R (Riduco, Riuso e Riciclo) in chiave tecnologica.

Proprio in merito al riciclo ho elaborato 4 tipologie differenti: riciclo remunerativo, riciclo creativo, riciclo solidale e infine il riciclo di trasformazione. Proprio di quest’ultimo voglio parlarvi oggi.

Perché riciclare le apparecchiature elettroniche/elettriche?

Quando non sappiamo più come utilizzare un computer non funzionante e non abbiamo alcuna idea su come riciclarlo con ingegno e fantasia, l’unica soluzione sensata è quella di depositarlo presso i centri di raccolta (questo perché è un rifiuto speciale, ovvero un RAEE – rifiuto derivante da un’apparecchiatura elettrica ed elettronica -), avvalendosi anche dell’opportunità dell’”Uno contro Uno”. In questa maniera è possibile recuperare tutte quelle sostanze rare e non rinnovabili, sempre più difficili da reperire, contenute in questi moderni “scrigni” per riutilizzarle in nuove produzioni.
La Cina, che detiene il 36% dei giacimenti di terre rare del pianeta, di minerali essenziali nella produzione di computer, cellulari, fotocamere, si afferma come il più grande produttore e fornitore del 90% dei 17 metalli “vitali” per l’industria tecnologica. Essa, però, ha deciso di dare un taglio netto a questo tipo di attività per diminuire le emissioni prodotte.
I marchi High Tech di tutto il mondo devono perciò far fronte a questa situazione ricercando nuovi bacini (in Groenlandia, Svezia, Africa, Vietnam) ma anche cercando di recuperare più materie prime seconde possibili dai rifiuti tecnologici.
Quel che è certo è che è necessario ridurre la dipendenza dalle fonti estere. Ecco perché è importante aumentare la raccolta dei RAEE al fine di recuperare risorse preziose e riutilizzabili. Una strategia, questa appena descritta, che permette di realizzare un’economia a circolo basata su una società che ricicla per utilizzare i rifiuti come risorsa.

Esempio di riutilizzo di alcune componenti: Glass Plus

Una volta recuperate le sostanze da reinserire nel ciclo produttivo tecnologico e una volta eliminate tutte quelle parti non riciclabili e non riutilizzabili, cosa, le aziende specializzate, possono fare con i materiali rimanenti?
Tra i tanti esempi eccone uno tra i più interessanti: Glass Plus, una realtà in grado di trasformare il vetro di vecchi televisori e monitor in piastrelle.

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La Coca-Cola Company, discutibile (per quanto riguarda le dubbie condizioni di trattamento rivolte ai suoi lavoratori e le accuse di violazione dei diritti umani) azienda produttrice di una delle bibite più amate e bevute al mondo, ha consolidato nel 2011 una partnership con alcune società che si occupano di biotecnologia al fine di accelerare la produzione di una bottiglietta “sostenibile”, concepita nel 2009 e realizzata in parte con un materiale plastico di origine vegetale (canna da zucchero e melassa) e in parte da PET riciclato, con cui distribuire e conservare i suoi prodotti. Il nome di questo contenitore eco-friendly è PlantBottle e viene già, ad oggi, impiegato in circa 20 paesi nel mondo, tra cui la Francia e l’Italia. La multinazionale americana, però, è intenzionata a convertire tutti gli imballaggi al nuovo formato bioPET, completamente riciclabile, entro il 2020.

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Lunedì 14 novembre apro La Stampa e leggo “Il Caso” di Angelo Fresia nella cronaca di Savona.

Il titolo? “Una capra sgozzata sul terrazzo”. Il fatto è avvenuto poche settimane fa nella città di Albenga (SV).

Nell’articolo si racconta di un automobilista che, dopo aver parcheggiato la propria autovettura, ha notato un extracomunitario intento a scannare un capretto sul balcone di casa.

In questo periodo i musulmani celebrano l’Aid al-Adha, la “festa” del sacrificio, e in un appartamento, in Italia, può capitare che vengano così uccisi barbaramente dei poveri animali.

Premesso che non sono razzista, premesso che non sono contraria a nessuna religione, premesso che non è nella mia indole essere volgare, in questo momento mi vengono in mente solo frasi molto colorite.

Non entrerò nel merito moschee si moschee no, crocifisso si crocifisso no nelle scuole e quant’altro.

Io mi voglio soffermare su questo grave fatto. Uccidere, con tecniche per me disumane, un animale sul terrazzo di casa (perché mi sembra che “sgozzare”, far soffrire e far morire in agonia non sia propriamente una pratica consentita).

Il nostro Dlg. 333/98, il quale purtroppo concede la macellazione secondo i riti religiosi, prevede lo stordimento dell’animale prima della macellazione (per rendere incosciente l’animale possono essere utilizzate 4 tecniche: Pistola a proiettile captivo; Commozione cerebrale; Elettronarcosi; Esposizione al biossido di carbonio1) mentre secondo la religione islamica2:

- Gli animali devono essere coscienti al momento dell’uccisione.
- L’uccisione deve avvenire recidendo la trachea e l’esofago: i principali vasi sanguigni verranno recisi di conseguenza. La colonna vertebrale non deve invece essere recisa: la testa dell’animale non deve essere staccata durante l’uccisione. (more…)

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