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Archivio per la categoria ‘Riduco’

Quando andai alla fiera “Fà la cosa Giusta”, ebbi l’opportunità di acquistare allo stand della Lush (nella mia città non esiste questa catena e prima di comprare sul loro sito volevo testarlo) uno shampoo solido, dall’aspetto molto simile ad una saponetta. Posso dire che adoro questo shampoo! Io ho preso “Asfalto bruciato” ma al di là del nome, e di una piccola dose di balsamo al miele e vaniglia della stessa marca che ammorbidisce e profuma i capelli, è un ottimo prodotto…privo di packaging! Sicuramente acquisterò anche altre tipologie (come il loro balsamo solido, di cui allo stand purtroppo erano privi :( ). Mi sta durando tantissimo! A casa in effetti ne usufruisco solo io ma credo di poterlo utilizzare (tutti i giorni) almeno per 6 mesi (un sacco di bottigliette di plastica risparmiate!). Va detto che non bisogna abbondare, giusto strofinarlo brevemente sui capelli.

Una volta usato, però, dove è bene lasciarlo? Premetto che mio padre utilizza qualsiasi saponetta gli capiti a tiro, quindi ho temuto molto per il mio shampoo (sarebbe sprecato per lavarsi le mani!). Quindi il ripiano per il sapone l’ho bocciato immediatamente! Allo stand vendevano anche il porta-shampoo di latta ma sinceramente mi sembrava denaro sprecato. Ecco perciò che me lo sono fatta da me! Dato che in quel periodo ci sono state le festività pasquali (con tanto di uovo al cioccolato), avevo conservato il portauovo di plastica e la carta che lo rifasciava (ero sicura che mi sarebbero serviti prima o poi!).

Diciamo che il più dello “sforzo” è stato realizzare il coperchio. Ho preso un cartoncino spesso racimolato da una confezione di gelato e l’ho ritagliato in modo da ottenerne un quadrato (il portauovo è tondo e io volevo un coperchio che rimanga “appoggiato”, tanto da tenere al riparo la mia saponetta).

Ho fatto un buco al centro con le forbici e poi ho rifasciato il cartoncino con la carta plastificata (che ha un certo livello di impermeabilità, per un pò dovrebbe resistere anche se incrocia acqua e vapore), fissandola con del nastro adesivo.

Con uno stecchino ho bucato la carta all’altezza del foro centrale del cartoncino in modo tale da far passare un nastro all’altra estremità. Per fissarlo sotto il coperchio ho fatto un nodo largo e al di sopra, invece, ho fatto un fiocco (mi servirà da “maniglia“, pomello per alzarlo).

Ed ecco il risultato!

Niente di eccezionale, ma sono molto contenta quando riutilizzo oggetti e materiali apparentemente inutili! Così fatto, ho ottenuto un porta shampoo e anche anti-papà!

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Vi ricordate quelle trilioni di fotografie che ho postato negli ultimi tempi dal titolo “A piccoli passi”? Chi mi segue (spero ancora dopo le tantissime immagini ;) pro ambiente ma anche molto “persecutorie”) saprà che erano dovute alla mia partecipazione al concorso indetto dalla Nelsen, azienda specializzata in prodotti per la casa. Con sommo piacere posso dire di essere arrivata terza classificata (ma la mia amica Anna ha vinto!!!), aggiudicandomi il caricabatterie solare per cellulare! Grazie ad esso potrò dire di non inquinare con il mio telefonino ;) Per chi se le fosse perse, ecco una selezione di alcune tra le più belle (almeno per me) eco-azioni che metto in pratica quotidianamente:

#apiccolipassi preferisco le scale all’ascensore. Mi devo pur tenere in forma ;)

Fuori casa? Bevo dalla mia adorata borraccia eco l’acqua del rubinetto. Così non produco plastica

Oggi fave! Comprate al supermercato? Ma no raccolte nel mio orto!

Come riutilizzare la carta delle riviste? Ad esempio creando dei cestini porta oggetti! #riciclocreativo

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Vi siete mai chiesti in che modo è possibile lavarsi i denti senza danneggiare l’ambiente? Ebbene si, spazzolino e dentifricio sono oggetti che hanno un loro impatto ambientale (pensate solo al packaging, scatola e tubetto, della pasta dentifricia oppure agli spazzolini che usiamo e gettiamo ogni anno, 6 se seguiamo le indicazioni del dentista di cambiarlo ogni 2 mesi).

Eppure è possibile rendere più eco questa pratica sana e indispensabile per i nostri denti! In che modo? Ad esempio acquistando prodotti privi di scatole (al supermercato si trovano tubetti sciolti) o utilizzando, come faccio io, spazzolini con testine intercambiabili (ad esempio quelli Coop), i quali permettono di riutilizzare il manico e quindi gettare solo una piccola parte di esso (le setole).

Volendo far di più, sono stati inventati da un dentista australiano degli spazzolini realizzati dalle canne di bambù e distribuiti in una confezione anch’essa biodegradabile (un pacco da 12 costa $36 e al momento credo si possano acquistare solo online). Per quanto riguarda il dentifricio, ho provato (e consiglio) quello solido della Lush che viene distribuito in piccole scatole di carta (100% riciclata e riciclabile) sotto forma di piccole pastiglie (40 al prezzo di 5 euro).

Ottimo per il bagaglio a mano! E a leggere gli ingredienti (tra l’altro è un prodotto vegan non testato sugli animali), mi sembra ottimo anche per i nostri denti e il nostro corpo (io ho provato “splendente” con pepe nero e pompelmo)!

Voi quali metodi “naturali” o eco-friendly utilizzate per la salute dei vostri denti?

Inoltre, ben presto vi illustrerò una ricetta provata recentemente per produrre il dentifricio in casa! Per quanto riguarda il fattore “chiudo l’acqua mentre lavo i denti per non sprecarla non c’è niente da spiegare vero ;) ?

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Probabilmente lo avrete già visto nel mio post precedente, in cui spiego a grandi linee il mio intervento e come la penso sulla sostenibilità al femminile, ma ecco che vi ripropongo il video che ho presentato al camp organizzato dalla Organyc.

Buona visione ;)

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Dopo le mie prime considerazioni sul rapporto tra gli e-book e l’ambiente di poche settimane fa ritorno sull’argomento approfondendo, però, la questione degli e-reader.

Se gli e-book sono considerati degli eroi che combattono il disboscamento, in grado di risparmiare carta in favore di libri sotto forma di bit, lo stesso non si può dire degli e-book reader, i dispositivi utili a leggerli che, rispetto al buon vecchio libro, hanno la necessità di ricaricare la batteria attraverso la corrente elettrica, operazione che ovviamente ha un suo costo in termini di inquinamento. Inoltre, la produzione, l’utilizzo e lo smaltimento degli e-reader sono fasi che, se non riprogettate in ottica di green computing, danneggiano l’ambiente.

In generale un e-book racchiude in sé già molti vantaggi rispetto alla sua versione cartacea (ricordiamo che per stampare un libro bisogna abbattere degli alberi, utilizzare molta acqua ed inchiostro nocivo): più leggero, meno ingombrante, più economico. I lettori addirittura si possono trasformare in vere biblioteche portatili.

La produzione di un libro costa 7,5 kg di diossido di carbonio, inclusa ogni fase della realizzazione e del trasporto. Un iPad ne richiede 130 mentre un Kindle addirittura 170. Bisogna, però, considerare che, una volta terminato, il libro finisce nello scaffale e… “avanti un altro”. Quindi altri 7,5 kg di emissioni. Mentre un e-book reader, per fortuna, non viene riposto in “un angolo” o “gettato” dopo il primo utilizzo. Quindi, se leggiamo almeno 23 e-book con il nostro dispositivo, abbiamo ammortizzato ampiamente la quantità di emissioni nocive immesse nell’ambiente per la sua produzione. Inoltre, il libro stampato necessita di inchiostro, che rilascia nell’aria una serie di veleni anche cancerogeni. Lo stesso fanno gli eReader, se sostituiamo al ragionamento dell’inchiostro i metalli non riciclabili utilizzati per l’assemblaggio dei circuiti elettronici. Facendo un rapido calcolo, per lettori mediamente incalliti e con una durata del prodotto di non meno di un paio di anni, l’eReader batte il libro stampato.

Oggi, però, questi dispositivi stanno subendo un ulteriore grado di ecologicità grazie all’ideazione di versioni eco-compatibili che utilizzano l’energia solare per ricaricare le batterie. Ciò vorrebbe dire che gli e-book e i suoi congegni di lettura diventano al 100% compatibili con il pianeta. Sul mercato giapponese (per ora solo in quello) nel 2010 è stato presentato, da Toshiba e dalla società di telecomunicazioni giapponese KDDI (la cui piattaforma di distribuzione di libri elettronici LISMO sarà collegata “strategicamente” al lettore), Biblio Leaf, un e-book reader dotato di un pannello fotovoltaico, integrato sulla sua “carrozzeria”, in grado di ricaricare la batteria anche quando ci si trova lontani da una presa elettrica.

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L’e-mail è stata spesso considerata, anche giustamente, uno strumento ecologico. Questo perché grazie ad essa si riduce la quantità di carta sprecata, normalmente impiegata per inviare comunicazioni tramite la posta tradizionale. Sembrerebbe, però, che la semplice azione di inviare 8 e-mail possa emettere la stessa quantità di CO2 rilasciata da un automobile dopo aver percorso 1 chilometro.

Uno studio, condotto dall’Agenzia francese per l’ambiente e il controllo energeticoAdeme”, sostiene, infatti, che inviare missive via posta elettronica inquini molto più di quanto si possa immaginare, soprattutto perché il numero di e-mail inviate ogni giorno in tutto il mondo raggiunge quota 250 miliardi, di cui l’80 % è costituito da spam, gli odiati messaggi di posta indesiderata.

Gli esperti hanno dimostrato per la prima volta che tra il click di invio e la ricezione di un messaggio nella casella di posta elettronica vengono emessi CO2 e gas a effetto serra. In questa ricerca è stato calcolato che ogni megabyte di posta elettronica produce ben 19 grammi di anidride carbonica, a causa dell’alimentazione di cui i server necessitano per portare a termine il loro compito di smistamento e spedizione dei messaggi a destinazione (essi, una volta inviati, vengono copiati una decina di volte dai diversi server che si occupano di inoltrarli nella rete fino a quando raggiungono l’arrivo previsto. E ad ogni passaggio viene consumata la stessa quantità di elettricità).

Ovviamente più l’e-mail è “pesante” maggiore sarà il suo impatto ambientale, infatti, essa richiederà una quantità di energia superiore per giungere a destinazione: ad esempio, se aggiungiamo per conoscenza ulteriori indirizzi destinatari e se teniamo conto anche degli eventuali allegati inseriti, possiamo solo immaginare l’impennata di CO2 prodotta.

In Francia ogni cittadino produce circa 13,6 tonnellate di CO2 in un anno lavorativo, unicamente per inviare e-mail (l’impiegato di un’azienda riceve in media ogni giorno 58 mail e ne invia a sua volta 33, della “pesantezza” media di un Mega). Nel 2010 sono state spedite circa 107 trilioni di e-mail, con una media di 262 miliardi al giorno.

La società di antivirus McAfee ha calcolato che l’elettricità utile ad inviare, ogni anno, miliardi di email nel mondo corrisponderebbe a quella necessaria ad alimentare circa due milioni e mezzo di abitazioni negli Stati Uniti e, inoltre, genera anche la stessa quantità di gas serra prodotta da tre milioni di auto.

E lo spam? Ovviamente esso costituisce un’aggravante per la posta elettronica:

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Oggi pomeriggio, presso il Berio Café di Genova, alcuni book-bloggers di Ledita, tra cui la gentilissima Marta Traverso che mi ha invitata, presenteranno il loro libro “La lettura digitale e il web. Lettori, autori ed editori di fronte all’ebook”, un’occasione di incontro con blogger, cittadini e professionisti del settore che vorranno discutere sulla relazione tra i libri e la rete (vi informo che è possibile assistere all’evento in streaming e vi consiglio di non perdere d’occhio l’hashtag #leditaGE per seguire il racconto live su Twitter).

In merito a questo tema ho pensato “Qual é il rapporto tra gli e-book e l’ambiente?”, “E’ vero che inquinano meno rispetto ad un libro cartaceo?”, “Ma come la mettiamo con gli e-book reader? e ancora “L’e-book è alla portata di tutti?”, “Che impronta ecologica hanno?”…

In rete ho letto spesso che i libri digitali sono eco-friendly solo se ne leggiamo moltissimi (più di 20 all’anno), questo perché è vero che non viene impiegata carta, utilizzata acqua e inchiostro per stamparlo, ma è anche vero che un e-book reader (il lettore e “biblioteca portatile”) è un oggetto elettronico che comporta l’uso di certi materiali (metalli non riciclabili utilizzati per l’assemblaggio dei circuiti elettronici) e implica determinate fasi di produzione. Un’infografica mi ha sanato dubbi in proposito:

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Il modo migliore per vestire in modo etico è sicuramente quello di acquistare il meno possibile. Un consiglio che potrebbe far rabbrividire le shopping addicted che, però, si ricrederebbero dopo aver visto cosa è riuscita a fare e a dimostrare, già nel lontano 2009, Sheena Matheiken con il suo “Uniform Project” – come indossare tutti i giorni lo stesso abito senza deprimersi -.

Non avete capito male! Sheena ha scelto di portare per un intero anno lo stesso vestito cercando, però, di personalizzarlo e arricchirlo con accessori (fatti a mano o già usati – anche da altri che glieli hanno donati -) in modo tale da poterlo indossare differentemente per 365 giorni.

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I nostri televisori, stereo, videoregistratori, DVD recorder e alcuni elettrodomestici (pensiamo all’orologio del forno) sono tutti dotati di una spia che segnala lo spegnimento dell’oggetto ma non la sua totale disattivazione. Ad esempio, lo stand-by (che significa “tenersi pronto”, quindi è a tutti gli effetti attivo) del televisore permette di accenderlo, tramite telecomando, tranquillamente dal divano. Provate, però, ad immaginare quanto costa questa “comodità”. Sarebbe più economico e meno inquinante spegnere tale dispositivo, anche solo prima di andare a dormire o prima di uscire di casa per poi riaccenderlo quando il televisore ci serve realmente.

Quanto ci fanno spendere gli stand-by?

Questi dispositivi incidono significativamente sulla bolletta: ogni singolo elettrodomestico dotato di stand-by attivo potrebbe far spendere fino a 8 euro all‘anno. Il totale non dovrebbe sembrarci molto piacevole. Si calcola che, a causa dei tantissimi elettrodomestici lasciati con le spie accese, ci sia un dispendio di energia pari a 7 miliardi di euro all’anno, equivalenti a 20 miliardi di tonnellate di anidride carbonica immesse in atmosfera. Per fortuna la Commissione europea ha emanato una normativa che definisce i limiti per i consumi degli apparecchi elettronici in stand-by: attualmente la soglia di potenza assorbita è stata fissata a 1 watt mentre nel 2013 tali limiti saranno dimezzati.

Alcuni metodi alternativi per disattivare gli stand-by.

Una pratica soluzione per spegnere con un solo gesto più stand-by è la ciabatta dotata di interruttore, capace di interrompere totalmente la corrente alle prese. Con un solo e semplice click spegniamo più fonti di spreco energetico, alleggerendo l’ambiente e la bolletta.

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