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Sono fortunata.

Grazie ai miei nonni, contadini e gente semplice, mio padre ha imparato a lavorare la terra e ad amarla così tanto da prendersene cura ogni giorno, nonostante un lavoro e mille impegni. Spesso non me ne rendo conto di quanto sono fortunata, alla bella infanzia che ho avuto, in mezzo ai campi, in mezzo alle piante e alla natura, alla vita “agiata” che conduco, nonostante tutto.

Scoppierete a ridere ma sono cresciuta fino all’età di 13 anni con il latte di capra (scoprendo solo dopo quello di mucca), sbucciandomi le ginocchia sulla terra, giocando su un’altalena attaccata ad un albero (anche se poco “sicura”, non sapete che ribaltoni ;) ), mangiando e facendo vere e proprie indigestioni di frutta direttamente dall’albero (le ciliegie sono state la mia “droga”).

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E’ possibile andare in un salone di bellezza per curare i propri capelli senza ricorrere a creme, shampoo, lacche e lucidanti che contengano “schifezze” per l’ambiente e il nostro corpo? Parrucchieri in giro ce ne sono tanti, la maggior parte utilizza marche sì prestigiose ma anche dannose per il nostro cuoio cappelluto. Per fortuna alla salute delle nostre chiome e bellezza ci pensa Aveda, marca internazionale che ha saloni e spa sparse un pò in tutto il mondo, promotrice di prodotti sviluppati da professionisti, clinicamente testati (non sugli animali), che rispettano il più possibile il nostro pianeta. Anche in Italia possiamo servirci dei loro saloni o acquistare presso di essi questi prodotti per la cura dei capelli e del corpo (sul sito americano è possibile farlo anche online!). E’ da qualche tempo che ne sto usando alcuni con molta soddisfazione (in alternativa alla mia saponetta ;) ), tra cui anche dei trucchi della loro linea di cosmetica bio, e mi sono trovata davvero bene! Prima di tutto quello che mi piace di Aveda è che impiega sempre di più (e mi auguro che raggiunga la totalità) ingredienti di derivazione naturale, composti per il 50% da molecole vegetali e da minerali privi di petrolio. Attualmente più del 90% degli oli essenziali e l’89% delle materie prime a base di erbe hanno ottenuto la certificazione biologica (ed è già moltissimo se li confrontiamo ad altri prodotti professionali per capelli!). Sull’etichetta possiamo trovare, ad esempio, il nome dell’uruku del brasile (dai cui semi si ricava un pigmento rosso, tipicamente utilizzato dalla popolazione amazzonica per dipingere viso e corpo, che Aveda acquista direttamente presso i coltivatori brasiliani Yawanawa), dell’argan del marocco (l’azienda se ne rifornisce direttamente dalle donne marocchine, aiutandole, inoltre, a proteggere e salvare gli alberi dell’argan a rischio estinzione dai quali esse dipendono) o del legno di sandalo australiano (il cui olio viene acquistato presso i coltivatori indigeni, assicurandogli una retribuzione equa per il loro prodotto).
Il packaging impiegato è ridotto al minimo ed è costituito da materiali riciclabili e riciclati post-consumer al 100% (i flaconi e i vasetti). Questo perché (per fortuna) l’azienda è consapevole dell’impatto che può avere sull’ambiente la produzione di ogni singolo imballaggio.
Le note green di Aveda, però, non si esauriscono qui!

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Green Drop Award a Venezia

Come molti di voi sapranno, la settimana scorsa si è svolta la 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e, contemporaneamente, il Green Drop Award, un premio dedicato alle tematiche ambientali alla sua prima edizione.
Il presidente della giuria Ermanno Olmi, regista e sceneggiatore italiano, Leone d’oro alla Carriera a Venezia nel 2008, e la Green Cross Italia (associazione di fama internazionale con l’obiettivo di assicurare un futuro equo, sostenibile e lo sviluppo di una responsabilità condivisa nelle relazioni umane con la natura) insieme al Comune di Venezia hanno assegnato tale premio al film in concorso “La Cinquième Saison”, dei registi Jessica Woodworth e Peter Brosens, per essere stato il “meglio che abbia interpretato i valori dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alla conservazione del Pianeta e dei suoi ecosistemi per le generazioni future, agli stili di vita e alla cooperazione fra i popoli.

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Finalmente pubblico la ricetta del burrocacao fai da te che ho sperimentato e di cui vado pazza ;) Inizialmente avevo cercato in rete la soluzione migliore alle mie esigenze e devo dire che quella che vi illustrerò è tra quelle più semplici da eseguire (velocissima davvero rispetto a tante altre perché non richiede cottura ma si fa a freddo!).

Gli ingredienti necessari sono solo due: burro di karité o burro di cacao (possibilmente bio) e un olio essenziale a preferenza (nel mio caso il tea tree – la melaleuca -, ma potete benissimo usare vaniglia, menta o quello che più vi piacerebbe avere sulle labbra). Inoltre, dovrete dotarvi di un piccolo contenitore con tappo (ebbene si dovrete usare il dito per spalmare il burrocacao!).

Prendete un pò di burro di karité e mettetelo nel contenitore fino quasi a riempirlo (non del tutto perché dovrete poi mescolarlo all’interno e potrebbe uscirvi il composto). Io mi sono aiutata con una paletta che ho trovato in un kit con altri contenitori vuoti (quello per il bagaglio a mano per intenderci) ma potete usare benissimo anche un cucchiaino. Successivamente va aggiunto l’olio essenziale, 3/4 goccie, e mischiare il tutto per qualche minuto. Io ho utilizzato la malaleuca perché è un perfetto anti-herpes (purtroppo almeno una volta all’anno mi viene quindi lo uso come deterrente) ma potete benissimo mettere l’olio che preferite. Dopodiché basta appiattire il burrocacao all’interno del contenitore e il gioco è fatto! Possiamo tranquillamente metterlo in borsetta pronto all’uso. A me piace anche l’effetto che ha sulle mie labbra, molto più di un rossetto o lucido. A mio parere un’idea carina anche come regalo per le amiche!

Quanto ho speso? 12,50 euro per la confezione di burro da 100 ml, 8 euro per 10 ml di olio essenziale di tea tree (ogni olio ovviamente ha un prezzo differente) e per il contenitore 0 euro perché ne ho usato uno che avevo già in casa! Tenete conto che con queste quantità potete rifarlo un sacco di volte e che gli ingredienti sono molto più sani di quelli individuati in certi lipstick in commercio!

Ingredienti necessari: burro di karité, olio essenziale preferito e un contenitore

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Recentemente il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha avviato un progetto “green” che prevede il coinvolgimento di alcune aziende italiane. Di che cosa si tratta e quali obiettivi ha? Come ben sappiamo le industrie hanno un impatto ambientale e per questo motivo il Ministero vuole misurare il loro “peso”, ovvero le emissioni di CO2 prodotte, per capire come ridurlo. Per fare ciò è neccessario calcolare l’impronta di carbonio del ciclo di vita dell’azienda e dei loro singoli prodotti in modo da elaborare e ideare delle iniziative atte a diminuire l’impronta e cercare di neutralizzare le emissioni rimanenti. Tra le prime a volersi sottoporre al “calcolo” vi sono Latteria Montello e Suncover.
La prima, famosa per il marchio Nonno Nanni, calcolerà la carbon footprint del suo Stracchino, Stracchino Probiotico e Robiola, lungo tutta la filiera e durante le fasi di vita del prodotto. Mentre Suncover, produttrice di tende tecniche per la protezione solare, metterà “sotto la lente” le sue IDEA e QUADRA.
Grazie all’esempio di queste due pioniere c’è la speranza che anche altre aziende si sottopongano al calcolo, un modo per ridurre e neutralizzare le emissioni di CO2 in atmosfera e dare un pò di “respiro” al nostro pianeta.
P.S. Se, invece, siete interessati a conoscere la vostra personale impronta potete calcolarla grazie ad una applicazione realizzata dal WWF.

Molti sono i rimedi della nonna (niente di nuovo quindi ;) ) e le ricette per produrre da sé detersivi con l’impiego di ingredienti naturali e non tossici! Recentemente ho scovato la seguente infografica che fornisce utili consigli ed informazioni su come pulire le nostre abitazioni con un basso impatto ambientale.

Per prima cosa dobbiamo dotarci dei materiali utili a produrre i “detersivi”: bicarbonato di sodio, olio essenziale di melaleuca, conosciuto anche come Tea Tree Oil (perfetto contro la muffa!), succo di limone (che oltre a pulire lascia un buonissimo profumo!) e aceto (ottimo come sgrassatore), gli ingredienti ideali per lavare, ad esempio, il forno o i vetri delle finestre.

Nel caso in cui dobbiamo pulire il forno, basta aggiungere del sale all’acqua e spruzzarla all’interno dell’elettrodomestico (in questo caso può esserci utile un vecchio contenitore con spruzzino. Certe cose è bene conservarle!) e poi cospargere del bicarbonato di sodio (ne è sufficiente una tazza), lasciarlo in “posa” una notte e rimuovere il tutto il giorno dopo.

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Sappiamo cosa c’è nel bagnoschiuma al cocco che ci lascia quel buon profumo addosso o nel rossetto senza cui non possiamo uscire di casa? Molto probabilmente, e soprattutto nella cosmetica della grande distribuzione, in quella di notissime e pregiate marche o in quella di “sotto-banco” di dubbia provenienza, vi sono tracce di parabeni, petrolati, prodotti chimici e altre sostanze dannose per la nostra pelle e salute. Prodotti venduti dopo averli testati…sugli animali. Vi sembra giusto che per sentirci più belle dobbiamo far provare i nostri cosmetici su chi non ha voce e non può ribellarsi? Dato che la legge non lo impedisce possiamo fare noi qualcosa per cambiare. Ovvero scegliere quelle aziende che si fanno in quattro per realizzare prodotti più sani, utilizzando materie prime di origine naturale e biodegradabili, materie prime che non depauperano il pianeta, provati da volontari e con un’inci regolare. Come riconoscere tali aziende? E come individuare il vero prodotto ecobio dalla miriade di “fasulli” che si spacciano per tali?

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