Episodi di crudeltà legalizzata

Lunedì 14 novembre apro La Stampa e leggo “Il Caso” di Angelo Fresia nella cronaca di Savona.

Il titolo? “Una capra sgozzata sul terrazzo”. Il fatto è avvenuto poche settimane fa nella città di Albenga (SV).

Nell’articolo si racconta di un automobilista che, dopo aver parcheggiato la propria autovettura, ha notato un extracomunitario intento a scannare un capretto sul balcone di casa.

In questo periodo i musulmani celebrano l’Aid al-Adha, la “festa” del sacrificio, e in un appartamento, in Italia, può capitare che vengano così uccisi barbaramente dei poveri animali.

Premesso che non sono razzista, premesso che non sono contraria a nessuna religione, premesso che non è nella mia indole essere volgare, in questo momento mi vengono in mente solo frasi molto colorite.

Non entrerò nel merito moschee si moschee no, crocifisso si crocifisso no nelle scuole e quant’altro.

Io mi voglio soffermare su questo grave fatto. Uccidere, con tecniche per me disumane, un animale sul terrazzo di casa (perché mi sembra che “sgozzare”, far soffrire e far morire in agonia non sia propriamente una pratica consentita).

Il nostro Dlg. 333/98, il quale purtroppo concede la macellazione secondo i riti religiosi, prevede lo stordimento dell’animale prima della macellazione (per rendere incosciente l’animale possono essere utilizzate 4 tecniche: Pistola a proiettile captivo; Commozione cerebrale; Elettronarcosi; Esposizione al biossido di carbonio1) mentre secondo la religione islamica2:

– Gli animali devono essere coscienti al momento dell’uccisione.
– L’uccisione deve avvenire recidendo la trachea e l’esofago: i principali vasi sanguigni verranno recisi di conseguenza. La colonna vertebrale non deve invece essere recisa: la testa dell’animale non deve essere staccata durante l’uccisione.– L’uccisione deve essere fatta in una sola volta: il movimento di taglio deve essere continuo e cessa quando il coltello viene sollevato dall’animale. Non è permesso un altro taglio: un secondo atto di uccisione sull’animale ferito rende la carcassa non halal.
– Il dissanguamento deve essere spontaneo e completo.

– Lo stordimento degli animali prima della macellazione non è contemplato dai precetti dell’Islam.

Non è neanche il caso di ribadire la crudeltà di queste azioni.

Ritornando all’episodio, il corretto automobilista ha denunciato il fatto alle autorità e all’Ente Nazionale Protezione Animali.

Sapete cosa ha rischiato colui che ha commesso il “reato”?

Solo un sopralluogo all’interno del palazzo, perché le norme sanitarie vietano la macellazione fai da te, e una lettera di richiamo per aver violato il regolamento condominiale con l’invito a non ripetere mai più gesti simili.

Tutto qui? Ebbene sì. Intanto quel povero capretto è finito sulla tavola di questi condomini.

Ma uccidere un animale in quel modo è umano e legale (qui lo so, si potrebbe aprire un dibattito)? Non è possibile fare qualcosa in più per evitare che episodi simili avvengano?

I musulmani praticanti in Italia sono 1.583.000 (secondo le stime del Dossier Statistico 2011 Caritas/Migrantes3) e, purtroppo, non penso che questo sia un episodio isolato.

A mio parere non si possono uccidere, indisturbati e in tutta tranquillità, capre e agnelli in un appartamento.

Sono sinceramente sconvolta, scandalizzata e dispiaciuta.

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