Letture green: “Fukushima e lo tsunami delle anime” di Paolo Salom

11 marzo 2011, una data che in molti non potranno dimenticare. Sono già passati 3 anni da quando in Giappone si aprì un’enorme ferita: ancora oggi si contano i danni provocati dal terremoto, dallo tsunami e dai reattori della centrale di Fukushima.

I numeri: 18.000 vittime tra morti e dispersi, un terremoto di magnitudo 9.0, più di 250.000 persone che ancora vivono in rifugi temporanei nelle zone colpite dal disastro.

In aggiunta, tutt’oggi persiste l’incubo delle acque radioattive accumulate all’interno della centrale Dai-ichi di Fukushima, un impianto che sì si è stabilizzato ma in cui vengono ancora utilizzate ingenti quantità di acqua per raffreddare le anime fuse dei 3 reattori, acqua contaminata che dai serbatoi di stoccaggio in parte finisce nell’Oceano Pacifico.

Ora c’è la probabilità che il governo approvi un nuovo progetto di politica energetica post Fukushima che prevede l’aggiunta di fonti rinnovabili e combustibili fossili, senza però abbandonare l’idea del nucleare (dagli errori/orrori non si impara mai abbastanza) perché economicamente conveniente.

Fukushima_SalomVolendo conoscere da più “vicino” i fatti concreti, anche da un punto di vista che si distacca dalle fredde cifre, ho voluto leggere “Fukushima e lo tsunami delle anime – Come vivono i giapponesi a un anno dal disastro” di Paolo Salom, giornalista del Corriere della Sera inviato nel paese subito dopo lo tsunami per riportare la crisi nucleare. Nel libro viene raccontato di come e quanto sia cambiata la vita dei giapponesi e di un’intera nazione che si è ritrovata di punto in bianco a mettere in discussione il rapporto con la tecnologia e la natura, a mettere in discussione l’idea di progresso.

Salom ascolta le parole dei politici e le testimonianze delle persone che incontra durante il suo viaggio, storie di chi ha vissuto sulla pelle quel terribile giorno. Le reazioni-emozioni di una nazione impreparata ad un evento catastrofico di questa portata.
Testimonianze di sfollati, vedovi, intellettuali, pensionati i quali, nonostante la forza d’animo e la riservatezza, non nascondono preoccupazioni per il futuro.

Tra i racconti spiccano quello della scrittrice Wataya Risa, considerata l’erede di Banana Yoshimoto, la quale spiega l’atteggiamento tipicamente orientale di affrontare le sciagure: senza lamentarsi e cercando una soluzione.

“Persino i miei personaggi lottano, ma solo sussurrando”.

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Sanya: il lampione ibrido alimentato da sole e vento

Per fortuna le novità e i progetti nel campo delle rinnovabili non mancano mai.

In occasione del CES 2011, svoltosi negli Stati Uniti, è stata presentata una preziosa idea che potrebbe dare un contributo più che positivo sia alle città che all’ambiente.

Sanya, un lampione autosufficiente, che, grazie a una turbina eolica e a un pannello solare, è in grado di funzionare senza essere necessariamente collegato alla rete elettrica urbana.

In questo modo, anche in caso di scarso sole o di vento, il lampione può alimentarsi autonomamente per almeno cinque giorni.

Se, invece, l’intenzione è quella di allacciarlo alla rete urbana, ciò permetterebbe ai Comuni di risparmiare sulla bolletta dell’elettricità, perché si ha la possibilità di sfruttare l’energia prodotta in surplus dal sistema per rifornire il resto dell’utenza nella zona, rendendo interi quartieri sostenibili e abbassando le spese dei cittadini.

Questo lampione eolico-fotovoltaico, 100% rinnovabile e dal design accattivante (è disponibile in colori e dimensioni variabili), è stato progettato dall’azienda newyorkese “Urban Green Energy”, famosa nel settore dell’eolico.

Nello specifico, esso è dotato di una turbina eolica ad asse verticale da 600W o da 1kW, con la caratteristica, non poco importante, di essere silenziosa, ed è in grado di produrre energia in qualunque condizione atmosferica, sfruttando il vento proveniente da qualsiasi direzione.

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iSlate, l’iPad a energia solare

Attesissimo sul mercato tecnologico di questo 2011, il nuovo tablet che darà del filo da torcere alle grandi aziende produttrici, Apple in primis, si chiamerà iSlate.

Ideato da un team di ricercatori indiani della Nanyang Technological University di Singapore, iSlate racchiude in sé due punti di forza molto allettanti: il costo contenuto di 35 dollari (all’incirca 27 euro) e la possibilità di ricaricarlo con l’energia solare, che ne fa di lui un prodotto eco-friendly. Due caratteristiche che lo rendono il primo tablet popolare, alla portata di tutti.

Infatti, non lontano dall’idea del laptop a manovella, si ipotizza una diffusione di iSlate anche in quelle zone rurali e più povere del pianeta, dove la mancanza di energia elettrica non rappresenterebbe un problema.

Proprio la peculiarità di poter ricaricare il tablet con l’energia solare, oltre a dare un fondamentale contributo alla tutela ambientale, permette di combattere lo spreco di energia in questo paese non particolarmente ricco di questa risorsa.

Anche senza attuare dei miracoli, il notepad low cost potrà esser utile a milioni di bambini e ragazzi, sia nell’apprendimento sia nell’accorciare le distanze tra le persone, perchè come ben sappiamo la tecnologia può dividere (il cosiddetto digital divide), se non accessibile, come unire.

La progettazione di iSlate è stata fortemente voluta dal Governo indiano come rimedio all’analfabetismo e per aiutare i ragazzi meno abbienti. Continua a leggere

Il tubero-batteria: come ottenere energia elettrica dalle patate

Alcuni ricercatori della Yissum Research Development Company dell’Univerdità di Gerusalemme sono giunti ad una scoperta che potrebbe creare non poche rivoluzioni nel campo delle rinnovabili.

Sono riusciti, infatti, a ricavare energia elettrica dalle patate, come se fosse una vera e propria pila, una soluzione a basso impatto ambientale, che sfrutta materie prime tra le più semplici.

Le patate, insomma, oltre ad essere buone da mangiare e a fare la fortuna dei fast food, possono essere impiegate anche in quest’ottica.

Come è materialmente possibile fare ciò?

E’ sufficiente una fetta di patata, dopodiché il resto lo fanno i sali all’interno del tubero che riescono a generare elettricità per mezzo di due elettrodi, uno in zinco ed uno in rame.

In questo modo otteniamo una batteria di origine biologica da 1,5 volt. Continua a leggere

Niente petrolio? In Scozia si risolve con l’elettricità

Sono molte le terre e le cittadine periferiche sul pianeta, che hanno difficoltà con la distribuzione di carburante.

Una possibile soluzione contro la mancanza di petrolio e gasolio utile ad alimentare i veicoli è rappresentata dall’energia elettrica: a Knoydart, un villaggio scozzese delle West Highlands, isolato dalla rete stradale, trovatosi in tale situazione ha pensato bene di utilizzare dei quad elettrici per gli spostamenti dei suoi abitanti.

In primis l’intera cittadinanza può usufruire e sfruttare il surplus di elettricità prodotta dalla centrale idroelettrica della località, per alimentare le batterie del mezzo. Secondo, tale motoveicolo è apparso l’ideale per muoversi su terreni impervi e totalmente sterrati.

Il quad elettrico è stato scelto anche perché è apparso ai più perfettamente ecologico (è a zero emissioni), economico, agile per zone non urbane e di facile manutenzione.

L’utilizzo di questo quadriciclo è stato deciso all’interno del progetto nazionale “Community Powerdown Initiative”, un consorzio di 25 comunità che collaborano insieme per realizzare idee concrete contro la produzione delleemissioni nocive. Continua a leggere