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E’ passata poco più di una settimana dalla prima eco-intervista pubblicata sul blog ed eccomi nuovamente qui per presentarvi la prossima blogger.

Lei è Anna Simone, romana (per la precisazione di Rocca d’Arce), sociologa ambientale e giornalista freelance per Tekneco e Linkiesta. Ma soprattutto è una eco-blogger! Ecco cosa ci racconta del suo Ecospiragli:

Anna Simone e il suo EcospiragliQuando e cosa ti ha spinto ad aprire un blog “eco-friendly”?
E’ quasi un anno che ho aperto EcoSpiragli, il 10 febbraio si festeggia il primo compleanno. Ho iniziato per provare, per vedere se qualcuno era interessato a leggere i miei pensieri legati all’ecologia…finora i lettori ci sono, incrocio le dita anche per il futuro! Continua a leggere »

Cosa farsene di un PC ancora funzionante ma divenuto indesiderato (situazione resa possibile dalle ammalianti novità sul mercato che “stregano” i tecnomaniaci e non)? L’opzione più sensata è sicuramente quella di regalarlo. In questo modo si evita di stipare il computer in cantina o in soffitta (una fine indegna per una risorsa ricca di materiali preziosi e ancora utile) e si consente a qualcun altro, che ne ha bisogno, di usufruirne.
La prima mossa da fare sicuramente è chiedere a parenti e amici se sono interessati ad averlo e ad utilizzarlo. Ad esempio, potrebbe servire a coloro che sono alle prime armi (ragazzi in età scolare o anziani) e vogliono far pratica per imparare ad usarlo.

Esistono, però, anche alternative che prevedono un ritorno economico: chiunque, infatti, può vendere oggetti che non usa più su ebay o barattarli con altri desiderati su portali dedicati a questa pratica (di cui vi parlerò ben presto).
Se, invece, vogliamo continuare a vagliare la strada legata al dono, a titolo gratuito, delle apparecchiature divenute per noi obsolete, una delle vie che possiamo percorrere consiste nell’aderire e proporre il proprio PC (ma non solo, anche periferiche e altre strumentazioni informatiche) al gruppo Freecycle, organizzazione dedicata a tutti coloro che preferiscono “riciclare” un oggetto anziché gettarlo via, di cui ho parlato spesso sul blog.

Se, invece, il PC è semi-funzionante, cioè ha delle parti recuperabili mentre altre sono da gettare, cosa fare?

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Inutile sottolineare il fastidio che provo ogni giorno quando trovo dello spam nelle mie caselle e-mail (già il solo gesto di cancellarlo, azione che ci fa perdere tempo, causa inquinamento), ma che dire della pubblicità giunta per posta in forma cartacea? Fortunatamente è possibile ricevere alcune comunicazioni importanti via posta elettronica, sotto esplicita richiesta (ad esempio lo si può fare con la bolletta del telefono), ma sembra quasi impossibile mettere un freno a depliant, cataloghi, offerte e quant’altro per ridurre l’uso della carta.

Ieri siamo arrivati all’apice. La Fiat, la famosa casa automobilistica, mi ha inviato una grossa busta e, visto che l’auto di famiglia appartiene esattamente a tale azienda, pensavo contenesse una documentazione che stavamo aspettando.

Invece…amara sorpresa. Il contenuto lo potete ammirare nell’immagine qui sotto: Continua a leggere »

Come promesso e annunciato, ecco la prima intervista, se così possiamo definirla ;) , dedicata agli eco-blogger con cui sono entrata in contatto in questi anni o con cui, spero, lo sarò in futuro.

Voglio partire proprio da colei da cui tutto ebbe inizio ;) ovvero la prima blogger che ho “incontrato” agli albori del mio cammino attivo nella rete (era il lontano 2008).

Non mi dilungherò nel presentarla perché preferisco lasciare spazio alle sue parole: Loredana Cramarossa, grafica per lavoro, riminese d’adozione ma pugliese di nascita, amica del pianeta fino al midollo:

Loredana Cramarossa e il suo blog Dandaworld Continua a leggere »

L’anno nuovo mi ha invogliata ad aprire una nuova sezione nel blog in cui intervistare gli eco-blogger che, come me, si prodigano a difendere e a proteggere, nel loro piccolo, l’ambiente anche sul web.

In questi anni ho conosciuto persone stupende (e molte altre mi auguro di incontrare!) che, sia nella vita offline che in quella online, si dedicano al pianeta, al volontariato e anche a sé stesse. Ho pensato, perciò, di dar loro spazio e visibilità (per quel che posso ovviamente) per farle conoscere a chi ancora, sfortunatamente ;) , non li ha “incrociati”. Ringrazio anticipatamente tutti coloro che parteciperanno, soprattutto perché arricchiranno questo mio angolo verde con le loro parole e i loro gesti.

Vi annuncio che tra poche ore verrà pubblicata la primissima intervista.

Chi sarà il primo a rompere il ghiaccio?

Per insegnare ai bambini il valore e l’importanza dell’energia consumata, a New York è stato ideato Power Hog, un eco-maialino (è, infatti, realizzato interamente con materiali riciclabili ed è dotato di un imballaggio eco-sostenibile), che ha in tutto e per tutto le sembianze del classico salvadanaio,  utile per utilizzare consapevolmente l’energia elettrica in casa. La coda del maialino viene inserita nella presa della corrente e il musetto è fatto apposta per inserirvi la spina dell’elettrodomestico che si vuole utilizzare. La corrente, però, viene erogata solo per 30 minuti inserendo una monetina. Una volta terminata, per poterne ancora usufruire, è necessario inserire un’altra moneta.
Grazie a questa “idea” i bambini potranno capire che l’energia utile ad alimentare il loro computer o videogioco ha un valore ed un prezzo, realizzando, così, l’importanza del risparmio. Questo eco-gadget è pensato per i più piccoli, ma secondo me può rivelarsi molto utile anche agli adulti che vogliono controllare i consumi della propria famiglia.

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Normalmente, prima di acquistare un prodotto, dò sempre un’occhiata all’etichetta per verificarne la provenienza, dove è stato fabbricato, la composizione, la scadenza e soprattutto se ci sono riferimenti sostenibili ed ecologici. Oggi è possibile individuare diversi simboli di questo tipo ma non sempre sono di facile comprensione e, inoltre, potrebbero confondere chi non vi ha mai fatto caso. Ecco perché ho pensato fosse utile fare una ricerca e indicare le certificazioni in simbolo maggiormente utilizzate sui prodotti che compriamo.

Per fortuna sempre più persone hanno voglia di fare acquisti responsabili e di cuore perciò avendo in mano gli strumenti di lettura giusti ;) è possibile riconoscere i prodotti davvero eco-friendly. Se ognuno di noi iniziasse a preferire prodotti rispettosi del pianeta, le aziende si sentirebbero caldamente sollecitate a rivedere i propri processi produttivi e a spingerli verso criteri eco-sostenibili.

Come ho già detto, sono molti i marchi/simboli ecologici che certificano la sostenibilità ambientale. Essi sono stati ideati da istituzioni internazionali e ONG (Organizzazioni Non Governative) ed un prodotto, per ottenere tale marchio, deve essere sottoposto ad un controllo da parte di un ente certificatore, i cui criteri sono approvati a livello mondiale, che ne verifichi la compatibilità con gli standard (requisiti pre-definiti) decretati dal marchio. Vi posto qui di seguito alcuni tra quelli che mi è capitato di vedere più spesso, divisi per area tematica:

CARTA

FSC (Forest Stewardship Council) e PEFC (Pan European Forest Certification), più famoso probabilmente il primo rispetto al secondo, garantiscono che quel tale prodotto di carta proviene da foreste gestite secondo criteri sostenibili, sia ambientali che sociali (cioè vengono rispettati i diritti dei lavoratori). Il PEFC, inoltre, è la certificazione forestale raccomandata dal Parlamento europeo e riconosciuta dalle politiche di approvvigionamento forestale di Belgio, Regno Unito, Danimarca, Olanda, Finlandia, Francia, Germania, Giappone e Svizzera.

COSMETICA

Grazie a questo simbolo (un coniglietto saltellante con due stelle) è possibile riconoscere e individuare i prodotti di cosmetica che non sono stati testati sugli animali. Questo logo, che può anche essere sostituito dalla semplice dicitura “Stop ai test su animali. Controllato da ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) per LAV”, è stato ideato dalla Coalizione Europea contro la vivisezione. Purtroppo, per ora, viene utilizzato molto poco anche dalle stesse aziende certificate. Qualsiasi altro simbolo che non sia questo ignoratelo!

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Chiunque ha un’impronta (netta o leggera che sia) su questo pianeta e neanche Babbo Natale può sfuggire a ciò ;)

Come si sa il 25 dicembre è uno degli eventi annuali caratterizzati, purtroppo, anche da risvolti alquanto consumistici e inquinanti.

Una bellissima e divertente infografica (se non sapete di cosa si tratta vi rimando al mio post in merito), realizzata dalla Ethical Ocean, shop online canadese di articoli ecologici, ci mostra l’impatto ambientale prodotto dal Natale, anzi indotto dal lungo tour che Santa Claus deve affrontare per consegnare, in una sola notte, i regali (o il carbone) a grandi e piccini per il mondo.

Potete immaginare quanta anidride carbonica viene dispersa nell’atmosfera  dalla sua slitta e dalle sue renne ogni anno?

Vengono emesse all’incirca 40.000 tonnellate di metano durante l’intero viaggio (più o meno di 122 miglia).

Tra i principali colpevoli anti-pianeta troviamo i giocattoli che, tra la loro produzione, confezionamento e smaltimento, producono quasi 70 milioni di tonnellate di carbonio. Perché allora, come suggerisce la Ethical Ocean, non noleggiare giocattoli “rigenerati” e sterilizzati, con il fine di risparmiare e aiutare l’ambiente? Ottimo consiglio secondo me! Purtroppo, però, la maggior parte dei 2 miliardi di bambini “buoni” da accontentare desiderano dei giochi nuovi di zecca (senza contare quei genitori che spesso non si fidano a far utilizzare ai propri figli giochi già usati da altri, anche se sterilizzati).

Per quanto riguarda i bimbi “cattivi” (1/5), gli elfi devono confezionare proprio per loro circa 75.000 tonnellate di carbone e ciò comporta l’uso di imballaggio la cui produzione sprigiona più anidride carbonica di quella emessa dall’estrazione del carbone stesso.

Che dire, invece, dell’inquinamento prodotto dalle merende lasciate tradizionalmente dai bambini per rifocillare e ringraziare Babbo Natale?

Secondo questa infografica, per produrre un chilogrammo tra latte e biscotti vengono rilasciati 750-900 grammi di CO2. Nota dolente anche questa, senza contare i trigliceridi del povero papà Noel che salgono alle stelle ;) .

Ecco, però, che in ultimo vengono suggeriti  al caro Babbo degli ottimi consigli anti-inquinamento: il già citato uso di giocattoli riciclati, convertire i propri laboratori all’energia solare, rendendoli ad alta efficienza energetica, utilizzare carta da imballaggio eco-friendly e biodegradabile, smettere di “regalare” il carbone, passare alla slitta hi-tech e incoraggiare la popolazione a lasciargli, come ringraziamento, prodotti (latte e biscotti ovviamente) di provenienza locale.

Non penso proprio di avere le doti creative che Barbara Gulienetti dimostra nel suo Paint your life o quelle di molte “creative blogger” però, per quel che posso, quando si tratta di riciclare vecchi oggetti o materiali “di scarto” cerco di realizzare delle idee nel (mio) migliore dei modi.

Questo Natale ho ricevuto vari pacchetti regalo e, come faccio abitualmente, ho conservato la carta, i fiocchetti e i nastri. Inoltre, poco tempo fa ho ritrovato dei vecchi CD completamente inutilizzabili, da buttare.

Ecco, perciò, che mi è scattata l’idea! Impiegare tali materiali per creare delle “palline” natalizie.

Capita sempre l’occasione giusta per riutilizzare oggetti che credevamo inutili! Visto che quest’anno io e la mia famiglia abbiamo decorato e “colorato” molto poco la casa per le festività, ho pensato di realizzare delle decorazioni alternative.

Un pò alla MacGyver (no vabbè mi sono bastati dello scotch e delle forbici ;) ), in pochissimo tempo ho realizzato queste decorazioni, a cui ho aggiunto alcuni adesivi, che avevo già da molto tempo in casa, per dargli un tocco di colore in più.

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